Per essere felici è necessario vivere nel piacere, ma questa condizione va vissuta con prudenza
Epicuro
Con Epicuro siamo nel pieno della filosofia di età ellenistica. Superata la fase dei grandi classici (Socrate, Platone, Aristotele), la filosofia greca si interroga su come il singolo individuo possa raggiungere la felicità. A partire da questa domanda, Epicuro costruisce un sistema filosofico fondato sull’atomismo di Democrito, sull’edonismo e sul libero arbitrio
- VITA E OPERE
- LA DOTTRINA FISICA
- LA DOTTRINA DELLA CONOSCENZA
- LA DOTTRINA ETICA
- CONCLUSIONI
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VITA E OPERE
Epicuro nasce in Asia Minore, a Samo, nel 341 a.C.
Si interessa di filosofia studiando le teorie di Democrito e aderendo ai principi dell’atomismo.
Fonda una sua scuola filosofica che nel 306 a.C. trasferisce ad Atene, prendendo il nome di Giardino.
La scuola si mantiene in attività anche dopo la morte di Epicuro, contrapponendosi alle altre grandi correnti della filosofia di età ellenica: lo stoicismo e lo scetticismo.
Nel I secolo a.C. le idee epicuree arrivano anche a Roma, sebbene non abbiano lo stesso successo di quelle stoiche. Alcuni importanti intellettuali, come Lucrezio, aderiscono alle idee del fondatore del Giardino. È proprio grazie a Lucrezio, che nell’opera De rerum natura, espone le dottrine epicuree, che abbiamo un quadro chiaro delle teorie del filosofo di Samo, in quanto degli scritti di Epicuro solo tre lettere ci sono giunte complete.
Epicuro costruisce un sistema filosofico fondato su tre parti connesse tra di loro: una teoria della natura (=fisica), una teoria della conoscenza (=canonica), una teoria del piacere (=etica). Andiamole a vedere in ordine
LA DOTTRINA FISICA
La dottrina fisica di Epicuro si fonda quasi totalmente sulle idee di Democrito.
Questo significa che Epicuro ha una visione totalmente meccanica della materia. Infatti, riprendendo le idee di Democrito, Epicuro sostiene che:
-la materia è costituita totalmente da atomi infiniti, dunque infinito è l’universo
-gli dei esistono, sono composti da materia ma abitano in luoghi lontanissimi, disinteressandosi degli uomini
-gli atomi si muovono in uno spazio vuoto e dalla loro unione e separazione nascono e muoiono i corpi
-la stessa anima è costituita da atomi, ed è dunque materiale, non separata dal corpo
L’unica differenza con il pensiero di Democrito è che:
-secondo Democrito il movimento degli atomi è meccanico, per cui si segue un andamento di causa-effetto in maniera necessaria
-secondo Epicuro gli atomi sono invece sottoposti a un movimento inclinato che prende il nome di clinàmen. Questa inclinazione introduce un elemento di casualità nel funzionamento dell’universo, per cui non esistono soltanto movimenti necessari (ricordiamoci di questo aspetto perché diventerà decisivo quando Epicuro parlerà dell’agire umano)
LA DOTTRINA DELLA CONOSCENZA
La seconda parte della filosofia di Epicuro è la dottrina della conoscenza. Questa è strettamente collegata alla dottrina della natura.
Dal momento che l’unica cosa che esiste è la materia, per conoscere la realtà intorno a noi sono imprescindibili le sensazioni. Infatti è tramite i cinque sensi che noi abbiamo una prima conoscenza della realtà.
Seguendo questo approccio, Epicuro chiama la sua dottrina della conoscenza canonica. Secondo Epicuro occorre infatti trovare un canone, ovvero un criterio per distinguere il vero dal falso. Questo criterio sono appunto le sensazioni, ovvero le informazioni che derivano dai cinque sensi. Queste ci danno sempre la verità.
A partire dalle sensazioni si formano: immaginazioni, concetti, desideri e timori.
Per immaginazione si intende la nostra facoltà di ricombinare fra di loro sensazioni diverse. Questa facoltà ci può portare a pensare a cose false unendo sensazioni vere. Ad esempio mettendo insieme parti di animali veri possiamo immaginare una chimera, ovvero un animale che non esiste nella realtà.
Per concetti Epicuro intende invece dei ragionamenti che noi facciamo a partire da sensazioni che abbiamo avuto più volte nel passato e da cui anticipiamo sensazioni future. Ad esempio se abbiamo sentito un odore collegato ad un certo fiore per diverse volte, andando ad odorare lo stesso fiore ci aspettiamo di risentire lo stesso profumo.
Infine, per desideri e timori Epicuro intende quelle emozioni che nascono da sensazioni già sperimentate. Il desiderio è la volontà di voler riprovare una sensazione che ci ha già dato piacere, il timore è la paura di riprovare sensazioni che hanno provocato in noi dolore.
Le nostre azioni nascono quindi anch’esse dal criterio della conoscenza legate alle sensazioni e questo discorso ci porta alla terza parte della filosofia epicurea, l’etica, ovvero la riflessione su cosa deve determinare l’agire dell’uomo.
LA DOTTRINA ETICA
Le sensazioni materiali che la nostra anima prova, provocano in noi un pathos, ovvero un’emozione, una passione. Quando queste emozioni sono positive proviamo piacere, quando sono negative dolore.
Le nostre azioni sono dunque rivolte alla ricerca del piacere e al tentativo di evitare il dolore.
Epicuro distingue due tipi di piacere che nascono da diverse forme di bisogni che cerchiamo di soddisfare.
I bisogni che l’uomo prova sono tre:
-esistono bisogni naturali che è bene soddisfare, quei bisogni che ci permettono di vivere, come il cibarsi o il bere
-esistono bisogni naturali che però non sono necessari, ad esempio l’eccedere con la golosità
-esistono bisogni non naturali e non necessari, che nascono dal voler soddisfare desideri superflui, come magari il voler acquistare un certo bene che in realtà non è necessario per la nostra vita
Da questi tre tipi di bisogno nascono due forme diverse di piacere.
Da un lato abbiamo un piacere che Epicuro definisce stabile. Questo nasce dal soddisfare i bisogni naturali e necessari.
Dall’altro lato abbiamo un piacere che Epicuro definisce cinetico, ovvero instabile. Questo viene prodotto dal soddisfare bisogni non necessari.
Secondo il filosofo di Samo, il primo piacere è quello da preferire. Infatti esso si fonda sull’assenza di dolore, mentre il secondo è vero che ci fa vivere momenti più piacevoli e densi, ma sono anche momenti più fugaci, che si alternano col dolore.
Due sono le cose importanti da sottolineare rispetto all’approccio morale di Epicuro.
Il primo è che la sua è un’etica edonista, ovvero un’etica che fa coincidere il bene con il piacere della materia. Occorre però fare attenzione: l’edonismo di Epicuro non si traduce in una ricerca costante del piacere corporeo, ma soltanto nella soddisfazione dei bisogni più naturali.
La seconda questione è che secondo Epicuro noi siamo liberi di scegliere e indirizzare le nostre azioni. Qui torna in gioco il tema del clinàmen che abbiamo affrontato nella fisica, ovvero l’elemento di casualità nel movimento degli atomi. Grazie al clinàmen i comportamenti umani non sono meccanici, possono invece deviare, ovvero agire liberamente. Con questa teoria, Epicuro si fa così sostenitore del libero arbitrio dell’uomo.
CONCLUSIONI
Le riflessioni etiche di Epicuro ci portano alla conclusione del suo ragionamento.
L’intera riflessione di Epicuro parte da una domanda: come può l’individuo raggiungere la felicità?
Secondo Epicuro la felicità è ostacolata da quattro timori che abitualmente fanno soffrire l’uomo:
-la paura degli dei
-la paura della morte
-la paura della sofferenza
-la paura del dolore
Con la sua teoria filosofica, Epicuro ci spiega come sia possibile liberarsi da questi timori.
-Gli dei sono indifferenti alle vicende umane
-La morte, quando sopraggiunge, provoca la fine delle sensazioni per l’anima, quindi non ci può provocare dolore. Dice peraltro Epicuro: “Quando noi viviamo, la morte non c’è. Quando c’è lei, non ci siamo noi”.
-L’infelicità e la sofferenza si superano insieme: liberandoci dai piaceri non stabili e perseguendo la soddisfazione dei bisogni naturali, ci liberiamo dal dolore e raggiungiamo il piacere, e dunque la felicità. L’epicureismo descrive questa sensazione con i termini: aponia = assenza di dolore fisico e ataraxia = assenza di turbamento.
La felicità, per concludere il discorso, risiede dunque nell’assenza di preoccupazioni e affanni. Per raggiungere questo stato secondo Epicuro occorre “condurre un’esistenza il più appartata e semplice”, limitandosi ad una vita semplice circondata da una corretta socialità, in quanto con gli amici è possibile condividere la soddisfazione, evitando l’egoismo e la ricerca della gloria.