4–7 minuti

  1. L’ANARCHIA FEUDALE
  2. LA CHIESA E GLI ORDINI MONASTICO-CAVALLERESCHI
  3. LETTERATURA E TORNEI CAVALLERESCHI
  4. IL TRAMONTO DELLA CAVALLERIA
  5. CONTINUA A NAVIGARE

L’ANARCHIA FEUDALE

Nel corso dell’antichità la società si divide in due grandi categorie: i liberi e gli schiavi. Con il Medioevo si afferma una nuova distinzione: quella fra uomini d’arme, uomini di preghiera e uomini che lavorano.

La svolta si ha fra il IX e l’XI secolo. In questo periodo si assiste infatti a una demilitarizzazione della società. Combattere diventa un’attività riservata solo a gruppi ristretti, professionisti della guerra che fanno parte della cerchia di un signore feudale. Questi uomini hanno chiari segni esteriori che li contraddistinguono: possiedono armi e cavalli.

Il contesto in cui tutto questo accade è quello che gli storici definiscono di “anarchia feudale”, a cavallo fra IX e X secolo. L’impero attraversa una fase di grave crisi, le monarchie nazionali sono ancora lontane dal sorgere. In questa fase i grandi poteri pubblici, in grado di organizzare un esercito permanente spariscono, i signori feudali acquistano sempre maggiori poteri sul proprio territorio, ne diventano a tutti gli effetti signori e si circondano di guerrieri che si legano a loro con legami di fedeltà e che possono permettersi di mantenere l’equipaggiamento militare. La loro vita ruota intorno all’uso delle armi, le quali spesso vengono utilizzate senza particolari limiti, producendo uno stato endemico di violenza.

LA CHIESA E GLI ORDINI MONASTICO-CAVALLERESCHI

A preoccuparsi di questa situazione è la Chiesa, che comincia a elaborare un’ideologia della cavalleria fondata sulla morale cristiana e sulla difesa dei deboli. Attraverso questa elaborazione culturale, che mira a presentare il cavaliere nelle vesti di un umile servitore di Dio, che mette la sua vita al servizio degli altri, la Chiesa spinge gli uomini d’arme a modificare i propri atteggiamenti e ridurre la violenza gratuita e diffusa.

Per dare forza a questa elaborazione, la Chiesa interviene su un rito già esiste, quello dell’addobbamento, ovvero il momento in cui un cavaliere riceve le armi dal suo signore, entrando simbolicamente nella sua cerchia. Con l’intervento della Chiesa questa cerimonia assume una simbologia religiosa che ha lo scopo di addomesticare la figura del cavaliere.

Questa costruzione si inserisce nel contesto storico dell’XI secolo. L’Europa cristiana esce dalle difficoltà dell’Alto Medioevo ed inizia un’espansione commerciale che vuole tramutarsi anche in una espansione militare. Nella penisola iberica inizia la reconquista, ovvero la guerra dei regni cristiani contro i territori musulmani. In Sicilia i Normanni, sotto la benedizione papale, avviano la lotta ai saraceni. Nella Terrasanta inizia l’età delle Crociate, il tentativo di riconquistare alla cristianità i luoghi sacra della vita di Cristo.

I cavalieri che si lanciano in queste imprese hanno la benedizione della Chiesa, che li dipinge come pellegrini armati pronti al sacrificio di sé in nome di Dio.

Proprio nel contesto delle crociate si assiste ad un’ulteriore evoluzione della figura del cavaliere. Per difendere i territori conquistati dopo la prima crociata nascono gli ordini monastico-cavallereschi. Ovvero cavalieri che fanno voto di dedicare la loro vita a Dio. L’esperienza che nasce in Terrasanta si replica nella penisola iberica in cui è in atto la reconquista. Questi ordini poi o esportano le loro attività in terre pagane, come i Teutonici che vanno a combattere nell’Europa Orientale, o danno vita a vere e proprio multinazionali, entrando in possesso di campi e proprietà private su larga scala sul continente europeo, gestendo in maniera sostanzialmente indipendente enormi aziende che producono grandi profitti e hanno larga autonomia di azione.

Grande ispiratore di questa svolta è il monaco cistercense Bernardo di Chiaravalle che giustifica l’uso della violenza da parte dei monaci, sostenendo che è necessaria per estirpare il male che minaccia i cristiani stessi.

LETTERATURA E TORNEI CAVALLERESCHI

In questo stesso periodo iniziano a essere scritti i grandi cicli della narrativa medievale che mettono al centro del proprio racconto la figura del cavaliere, dipingendolo come un eroe errante. Questi scritti hanno ambientazione fantasiose, ma quello che ci raccontano è la vita del cavaliere come una vita di avventure che, fuori dalla metafora, sono una fotografia di un’epoca in cui essere cavaliere vuol dire soprattutto mettersi alla ricerca di guadagni per realizzare un’ascesa sociale.

Ai concetti di avventura e guadagno si rifanno i tornei stessi, una pratica particolarmente diffusa fra la cavalleria europea a partire dal XII secolo. Alle origini, questi tornei sono brutali. Si muore molto di più al loro interno che in battaglia. Per questo motivo la violenza dei tornei è sottoposta ad una critica da parte della Chiesa e poi contrastata da una serie di ordinanze che vanno a introdurre elementi che riducono i rischi mortali.

Così, un po’ alla volta i tornei si trasformano: le mischie, grandi battaglie che si svolgono in campo chiuso, vengono gradualmente abbandonate e sostituite da giostre sempre più regolate da precise indicazioni, finendo per svolgere la funzione di un gioco-spettacolo. Questa svolta si vede nel 1316, quando papa Giovanni XXII elimina i divieti ecclesiastici alla pratica dei tornei, che ormai hanno cambiato sostanzialmente la propria natura.

Annunci

IL TRAMONTO DELLA CAVALLERIA

D’altronde, quella che sta cambiando, è la cavalleria stessa, a cavallo fra Duecento e Trecento. La cavalleria si trasforma infatti in una istituzione, il cui accesso viene sottoposto a un crescente controllo. La cavalleria assume un carattere spesso ereditario e nobiliare, con l’introduzione di stemmi che vengono tramandati. Allo stesso tempo questa nobiltà cavalleresca perde importanza e prestigio sociale. Da un lato l’aristocrazia, di cui la cavalleria rappresenta solo una parte e spesso non la più elevata, perde potere politico a vantaggio dei re che gettano le basi delle monarchie nazionali, dall’altro potere economico rispetto a una borghesia in tumultuosa ascesa. Infine, la cavalleria perde anche prestigio militare, in un mondo in cui fare la guerra si arricchisce di nuovi strumenti che svalutano la funzione del cavaliere, prima con il moltiplicarsi delle armi da lancio, poi con l’arrivo di quelle da fuoco.

Eppure il richiamo simbolico alla cavalleria rimane. Nel Tardo Medioevo i monarchi compensano la perdita di potere politico della nobiltà tramite la creazione di apparati simbolici e onorifici ricalcati dalla letteratura cavalleresca e che per secoli avrebbero costituito un aspetto principalmente esteriore.


CONTINUA A NAVIGARE

Lascia un commento