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La Groenlandia è un territorio enorme, con una superficie di più di due milioni di chilometri quadrati, ma neanche 60 mila abitanti, a causa delle condizioni estreme di vita. La Groenlandia appartiene al regno di Danimarca, ma è dotata di ampie autonomie. Basta guardare d’altronde una cartina geografica per capirne il motivo.

Non è mai stata una regione al centro di un particolare interesse internazionale, ma da qualche settimana è diventata un tema caldo nell’agenda politica globale, da quando Donald Trump, appena diventato presidente, ha cominciato a sostenere la volontà statunitense di annettersi il vasto territorio danese.

Quella che all’inizio è sembrata solo una provocazione in pieno stile Trump, ormai sembra invece diventato un tema in cima agli obiettivi statunitensi, anche perché Trump e i suoi collaboratori più stretti continuano tutti i giorni a insistere sulla questione, arrivando anche a ventilare l’uso della forza pur di prendere il controllo della Groenlandia. È una questione di sicurezza nazionale e internazionale ha recentemente dichiarato lo stesso presidente americano.

Secondo molti osservatori la questione sta così a cuore a Trump che il suo atteggiamento conciliatore con Putin sull’Ucraina sembra motivato dalla volontà di arrivare a un patto con il presidente russo: concessioni sull’Ucraina in cambio di concessioni sulla Groenlandia.

Giunti a questo punto la questione comincia dunque a farsi particolarmente rilevante, anche perché non bisogna dimenticare che la Groenlandia è parte della Danimarca, dunque di uno stato della Nato e dunque alleato militare degli stessi Stati Uniti. Senza dimenticarci poi che la Danimarca poi è uno stato dell’Unione Europa, la cui tensione con Trump è già alle stelle.

Bisogna dunque domandarsi il perché di questo interesse per la Groenlandia.  La questione è ampia e non riguarda solo la Groenlandia, ma tutto il circolo polare artico, che in un generale disinteresse dei mezzi di comunicazione tradizionali è diventato da alcuni anni il fulcro delle mire delle grandi potenze dell’intero emisfero Boreale. 

I cambiamenti climatici stanno infatti sconvolgendo la regione artica, provocando un accelerato scioglimento dei ghiacci. E questo vuol dire due cose: la possibilità di raggiungere le enormi e preziose materie prime presenti nell’Artico e la possibilità di attraversare con sempre più facilità tutta la regione.

In Groenlandia, tanto per capirci, è stimata la presenza di enormi quantità di terre rare, ovvero quelle materie indispensabili per la tecnologia, e petrolio, adesso molto più facilmente accessibili grazie alle diverse condizioni climatiche. E oltre a questo vi sono riserve di oro, rubini, diamanti,  zinco.

Ma Soprattutto controllare la Groenlandia vuol dire avere una posizione chiave nel controllo delle rotte commerciali e militari. Pensiamo solo a cosa voglia dire poter attraversare l’Oceano Artico con facilità. Vuol dire ad esempio che gli Stati Uniti e la Russia hanno confini molto più ravvicinati. E vuol dire anche che dalla Cina si può arrivare sulle coste atlantiche e mediterranee senza dover passare dal Pacifico, risparmiando una notevole quantità di tempo, ed evitando passaggi sempre complessi come quello del Canale di Suez.

Come dicevamo, tutto questo è molto chiaro alle potenze internazionali da tempo. Pensiamo soltanto che il territorio russo occupa da solo il 50% della regione artica, e questa fascia territoriale russa è stata riempita di cinquanta basi militari, riempite anche con armi nucleari

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Già nel 1996 è stato fondato un organismo internazionale, il Consiglio Artico, con lo scopo di creare un forum permanente fra le nazioni che affacciano sulla regione, ovvero Stati Uniti, Islanda, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Canada e Russia. All’inizio il Consiglio ha avuto scarsa rilevanza internazionale, nascendo con lo scopo di creare un tavolo di discussione su temi ambientali e di ricerca scientifica. Ma lo stravolgimento della regione ha cambiato tutto. La sua rilevanza è diventata tale che molti altri paesi dell’emisfero boreale hanno lavorato per ottenere un ruolo di membri osservatori alle sedute del forum, per seguire le discussioni, prima fra tutti la Cina che, pur non affacciando direttamente sulla regione artica, sta investendo per ritagliarsi una presenza massiccia dalle parti del Polo Nord, lanciando importanti iniziative di esplorazioni e ricerca nell’area artica. Il tutto con un grande obiettivo all’orizzonte: la creazione di quella che viene chiamata la Via della Seta Polare, una grande rotta commerciale che sfrutti il passaggio artico. Consideriamo che la Cina, da sola, detiene l’80% dei commerci marittimi mondiali, quindi questa prospettiva è vista con grande attenzione dal gigante asiatico.

Ovviamente, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, il Consiglio ha perso molta della sua reale efficacia, dal momento che sette dei suoi membri fanno parte della Nato, in aperta contrapposizione alla Russia, e dunque producendo una netta frattura all’interno dei suoi membri. 

Ma adesso, con le pretese di Trump sulla Groenlandia e con il contemporaneo l’attacco commerciale al Canada, gli equilibri politici stanno cambiando ulteriormente, perché gli Stati Uniti non stanno esitando a incrinare i rapporti con due storici alleati. In gioco c’è il controllo di una regione che, da sola, si stima contenga il 40% delle riserve di petrolio e di gas dell’intero pianeta e il 30% delle risorse naturali. Ma in realtà molto altro è da scoprire, considerando che l’80% dei fondali sottomarini artici è inesplorato. 

Solo tre anni fa, nel 2022, Joe Biden ha detto: “L’Artico cambierà drasticamente. Per il suo dominio potrebbe scoppiare un conflitto”. Ci si augura, ovviamente, che le sue parole non siano profetiche.

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