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Dopo la prima guerra mondiale la Palestina, per secoli un territorio dell’impero ottomano, diventa un mandato inglese, una formula che sottende di fatto una occupazione di tipo coloniale. Dopo la seconda guerra mondiale il Regno Unito, incapace di far fronte ai crescenti conflitti fra la popolazione ebraica e quella araba all’interno del territorio palestinese, rimette il proprio mandato all’Onu.

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La nuova organizzazione internazionale elabora un piano di spartizione della regione che prevede la creazione di due stati: uno israeliano e uno palestinese. La soluzione viene accettata dagli israeliani ma non dalle forze arabe della regione medio-orientale. Scoppia così la prima guerra arabo-israeliana che si conclude con la vittoria ebraica, la mancata nascita della Palestina e l’emigrazione forzata di centinaia di migliaia di palestinesi fuori dai confini israeliani, dando vita a numerosi campi profughi gestiti dall’Unrwa – un’agenzia dell’Onu. Il solo paese arabo a concedere la cittadinanza ai palestinesi è la Giordania.

Fra i gruppi in esilio cominciano già dagli anni Cinquanta a formarsi dei movimenti di lotta contro la presenza israeliana. Il più importante di questi a sorgere è al-Fatah, che nasce alla fine degli anni Cinquanta, guidato da Yasser Arafat. Al-Fatah è l’acronimo di Ḥarakat al-Taḥrīr al-Filasṭīnī, ovvero Movimento per la liberazione della Palestina.

Al-Fatah diventa presto un punto di riferimento per i gruppi palestinesi, in quanto, più di qualunque altra organizzazione, rivendica la necessità che i palestinesi diano vita in maniera autonoma a un movimento di liberazione nazionale.

Per cercare di riunire i vari movimenti di resistenza, nel 1964 nasce l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp). La regia dietro la sua nascita è quella del leader egiziano Nasser, che attraverso l’Olp punta a controllare il movimento palestinese. Proprio per questo strutture come al-Fatah, che rivendicano l’autonomia di azione, vengono escluse dall’Olp nella sua fase iniziale.

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La dura sconfitta egiziana contro Israele nella guerra dei Sei giorni nel 1967 rappresenta l’inizio della parabola discendente di Nasser. In questo contesto l’Olp dà vita ad una svolta politica: la sede viene spostata dal Cairo ad Amman (in Giordania), al-Fatah entra nell’organizzazione e Arafat ne diventa il leader nel 1969. Con Arafat, l’Olp sposa un programma politico più pragmatico. Arafat punta infatti a sganciare l’organizzazione dall’ideologia panaraba e ottenere un riconoscimento internazionale dell’Olp e della questione palestinese. Da questo punto di vista un primo grande successo arriverà nel 1974, quando l’Onu ammetterà l’Olp all’Assemblea delle Nazioni Unite in qualità di movimento osservatore.

La gestione dell’Organizzazione non risulterà in ogni caso facile per Arafat, che dovrà riuscire nel complesso compito di far coesistere all’interno del movimento gruppi diversi fra di loro, alcuni eterodiretti da altri stati arabi, altri molto connotati politicamente, e che rivendicano una larga autonomia politica e militare dalla leadership di Arafat.

Queste difficoltà emergono subito nella gestione dei fedayyin, ovvero i gruppi combattenti palestinesi.

Dopo la guerra del 1967 molte forze dei fedayyin si spostano nella Giordania di re Hussein. Questi inizialmente spera di riuscire a controllare la presenza dei fedayyin a suo vantaggio, ma la situazione degenera rapidamente.

A partire dal 1969 gli Stati Uniti presentano un piano di ritiro israeliano dalla Cisgiordania, regione giordana occupata dopo la guerra dei Sei giorni. Lo scopo statunitense è spingere i giordani, in cambio, a riconoscere l’esistenza dello stato israeliano.

Allo scopo di dissuadere re Hussein ad aderire al piano, i fedauyin finiscono per organizzare un attentato – che fallirà – contro il re giordano e una serie di attacchi terroristici, in particolare dirottamenti aerei, per dare risalto alla propria causa. In tutta questa situazione, Arafat non è coinvolto nelle scelte terroristiche ma decide comunque di dare il benestare dell’Olp alle azioni.

Il punto più critico si raggiunge il 15 settembre, quando le forze più radicali dell’Olp proclamano un governo autonomo, provando così a spodestare il governo giordano.

A questo punto la reazione di Hussein, consapevole che i gruppi palestinesi rappresentano ormai una forza autonoma all’interno del suo stato, è durissima. Il 16 settembre l’esercito giordano avvia un attacco ai campi profughi palestinesi, producendo scontri che in pochi giorni provocano migliaia di morti. Negli scontri diversi palestinesi si schierano accanto ai giordani, in quella che diventa una vera e propria guerra civile.

Per i guerriglieri palestinesi è una sconfitta molto grave, che passa alla storia con il nome di Settembre nero. Nel 1971 gli ultimi gruppi fedayin abbandonano definitivamente la Giordania, spostando le basi della propria organizzazione in Libano.

In ricordo degli eventi del 1970-71 un gruppo di guerriglieri palestinesi assumerà il nome di Settembre nero dando vita ad una serie di operazioni terroristiche. L’azione più tristemente celebre è il blitz alle Olimpiadi di Monaco del 1972 che si concluderà con l’uccisione di undici atleti israeliani. Settembre Nero rappresenta solo uno dei gruppi dell’Olp che, fra gli anni Settanta e Ottanta, crea cellule terroristiche per organizzare attentati su scala internazionale.

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Le caratteristiche del terrorismo palestinese sono:

-il fine, ovvero fare da cassa di risonanza alla causa palestinese

-la laicità, ovvero l’assenza di una connotazione religiosa

-la negozialità, ovvero cercare di dare vita ad azioni che portassero all’acquisizione di ostaggi da scambiare con prigionieri palestinesi

-il forte collegamento con le forze arabe ed europee alleate all’Unione Sovietica

In generale sono ancora molti i misteri legati alle azioni terroristiche palestinesi e ai propri agganci internazionali. Fra i punti ambigui vi è il ruolo dello stesso Arafat: sostenitore della guerriglia sul territorio israeliano, Arafat invece ha sempre negato il proprio riconoscimento agli attacchi terroristici fuori Israele.


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Un pensiero riguardo “LA NASCITA DELLA RESISTENZA PALESTINESE: ARAFAT, L’OLP, SETTEMBRE NERO E IL TERRORISMO NEGLI ANNI SETTANTA E OTTANTA

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