12–18 minuti

La prima guerra mondiale si combatte fra il 1914 e il 1918. Fino alla seconda guerra mondiale rappresenta il più vasto conflitto della storia mondiale e il più sanguinoso. Le principali vincitrici della guerra sono Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Italia. Gli sconfitti principali l’impero tedesco, quello austro-ungarico, quello ottomano. L’importanza della prima guerra mondiale è tale che molti storici definiscono il Novecento il “secolo breve”, definizione secondo la quale gli eventi successivi al 1914 sono condizionati proprio dallo scoppio della guerra e dalle sue conseguenze.

Quando scoppia effettivamente il conflitto?

La guerra inizia il 28 luglio 1914, quando l’impero austro-ungarico dichiara guerra alla Serbia. La causa della dichiarazione è l’attentato di Belgrado del 28 giugno 1914, in cui nazionalisti bosniaci e serbi uccidono l’erede al trono austro-ungarico, l’arciduca Francesco Ferdinando, in visita nella capitale bosniaca. Gli austriaci ritengono il governo serbo responsabile dell’attentato.

Qual è il ruolo della Bosnia-Erzegovina nello scoppio del conflitto?

La Bosnia-Erzegovina è un territorio dell’ex impero ottomano, che nel 1878 diventa un protettorato austriaco e nel 1908 è annesso direttamente all’impero. La sovranità sulla Bosnia-Erzegovina è rivendicata anche dalla Serbia, anch’essa un territorio ex ottomano, indipendente dal 1878. La Serbia si fa infatti portavoce di un progetto panslavista, ovvero di riunificazione delle popolazioni slave dei Balcani sotto un unico stato. L’Austria vede dunque nella Serbia una minaccia alla propria integrità territoriale.

Perché il conflitto si espande rapidamente ad altre potenze?

Subito dopo la dichiarazione di guerra austriaca, la Russia mobilita il suo esercito e la Germania le dichiara guerra. Immediatamente dopo la Francia mobilita le sue truppe e anche in questo caso la Germania le dichiara guerra. Attaccando la Francia, la Germania invade il Belgio, paese neutrale, e il Regno Unito dichiara guerra ai tedeschi. Il 4 agosto il conflitto scoppiato una settimana prima ha già una portata continentale. Il motivo della rapida escalation sta nel sistema di alleanze. L’Austria è legata alla Germania attraverso la Triplice Alleanza. La Russia è legata ai serbi da antica amicizia, in quanto si tratta in entrambi i casi di popolazioni slave. A sua volta la Russia fa parte della Triplice Intesa, un sistema di accordi politici che la lega a Francia e Regno Unito, sebbene non sia una vera e propria alleanza militare.

Perché l’Italia rimane inizialmente fuori dal conflitto?

L’Italia fa parte della Triplice Alleanza, ma è un patto difensivo, non offensivo, per cui l’Italia non è tenuta a entrare in guerra. Il motivo profondo è però un altro, ovvero la diffusa ostilità nel paese a combattere un conflitto insieme all’Austria, nemico storico dell’epoca risorgimentale e ancora sovrana su territori che gli italiani rivendicano come propri (ad esempio Trento e Trieste) e che formano le cosiddette terre irredente.

Perché la Germania invade il Belgio neutrale?

La Germania ha un piano d’azione che si chiama Schlieffen, dal nome del suo ideatore. Questo prevede di attaccare rapidamente la Francia per una sua immediata conquista, per concentrarsi solo in un secondo momento sulla Russia, a capo di un vasto esercito ma ritenuto lento a mobilitarsi. L’attacco attraverso il Belgio ha lo scopo di cogliere la Francia quanto più possibile impreparata.

Il conflitto è causale o matura negli anni precedenti?

La prima guerra mondiale è il frutto di un clima sempre più teso che si costruisce negli anni. Il protezionismo economico che limita i commerci, la corsa imperialista, la divisione dell’Europa in blocchi di alleanze rappresentano in generale tutti elementi di crescente tensione.

Qual è l’atteggiamento dell’opinione pubblica allo scoppio del conflitto?

Allo scoppio della guerra si assiste a un’ondata di adesioni di massa e di sostegno allo sforzo bellico nei rispettivi paesi. Questa mobilitazione è il frutto di tutto il clima precedente, fondato da un lato sull’esaltazione della guerra, dall’altro a un sentimento nazionalista sempre più esasperato. In generale sono molte le rivalità che finiscono per esasperare l’atmosfera generale: le rivalità nei Balcani fra serbi e austriaci da un lato, la Weltpolitik tedesca, ovvero la politica di potenza lanciata dall’imperatore Guglielmo II, dall’altro. Questa determina a sua volta l’ostilità del Regno Unito, che si sente minacciato nella sua supremazia navale, e dalla Francia, già ostile ai tedeschi per la sconfitta nella guerra franco-prussiana del 1870, che aveva determinato un proposito di vendetta definito revanscismo.

Quali sono le prospettive sulla lunghezza del conflitto?

L’opinione diffusa è che il conflitto durerà poche settimane. Il piano Schlieffen si basa sulla velocità d’esecuzione, ma non solo. La presenza di armi sempre più distruttive, dagli aerei ai sottomarini, dalle armi chimiche all’artiglieria sempre più efficiente, oltre che la sempre più crescente rapidità nelle comunicazioni e negli spostamenti, grazie ai telegrafi e treni, sono tutti elementi che fanno pensare a una guerra di movimento rapida e risolutiva.

Come si passa dalla guerra di movimento alla guerra di posizione?

Il piano Schlieffen fallisce, sia perché le forze dell’Intesa riescono ad arrestare l’avanzata tedesca a poche decine di chilometri da Parigi, sul fiume Marna, sia perché i russi riescono a mobilitare il proprio esercito prima del previsto, rappresentando rapidamente una minaccia sul fronte orientale. Allo stesso tempo falliscono le controffensive dell’Intesa sia a Occidente che Oriente. Dopo le prime settimane di manovra si cominciano a costruire trincee che permettono di mantenere con facilità le posizioni difensive, proprio grazie alla forza delle nuove armi, l’artiglieria in particolare, grazie alle quali gli assalti nemici vengono respinti con relativa facilità.

Quali sono le caratteristiche della guerra di trincea?

Nelle trincee gli eserciti nemici si fronteggiano lungo linee spesso separate da poche decine di metri. Tipicamente, l’assalto alla trincea nemica inizia con un massiccio utilizzo bombardamento delle linee nemiche, allo scopo di eliminare una parte dei difensori. Finita questa fase, i soldati vengono lanciati verso la trincea nemica attraverso la cosiddetta “terra di nessuno”, ovvero il terreno che separa le due trincee. Solitamente la “terra di nessuno” è disseminata di reticolati e altri strumenti che rallentano l’assalto. Nel corso dell’assalto gli attaccanti sono così esposti al fuoco nemico che, grazie all’utilizzo di mitragliatrici sempre più sviluppate, si traduce solitamente in un massacro.

Questa modalità di combattimento fa venire meno l’idea di una guerra “eroica” che molti avevano immaginato, mentre la morte assume una dimensione sempre più anonima.

Inoltre la vita stessa all’interno delle trincee è particolarmente logorante, fino a diventare alienante:

-si vive nell’ansia degli assalti nemici, del fuoco dell’artiglieria che le trincee non erano necessariamente in grado di ostacolare, dei cecchini nemici e del largo utilizzo di armi chimiche

-si vive in condizioni igieniche pessime, esposti a ogni condizione climatica, con razioni di cibo scarse e, soprattutto, spesso a contatto con i corpi morti dei compagni

All’idea romantica della guerra si sostituisce dunque un’esperienza traumatica, che produrrà disillusione, forme di renitenza alla leva, atti di diserzione.

Perché il conflitto si estende ad altre nazioni?

Dopo le prime settimane e poi ancora di più mentre il conflitto si protrae, nuove forze entrano in campo con lo scopo di far pendere l’equilibrio da una parte o dall’altra.

Già ad agosto il Giappone entra a fianco delle potenze dell’Intesa con l’obiettivo di conquistare le colonie tedesche nel Pacifico. Nel novembre l’Impero Ottomano 1914, nemico storico dei russi, entra a fianco dei cosiddetti Imperi centrali. Nel maggio del ’15 l’Italia entra a fianco delle truppe dell’Intesa, mentre nei mesi successivi la Bulgaria si schiera con gli Imperi centrali specialmente a causa della rivalità con la Serbia nei Balcani. Per cercare di bilanciare l’ingresso bulgari, le forze dell’Intesa riescono a ottenere nel 1916 l’entrata in guerra al loro fianco della Romania. Sempre nel 1916 anche il Portogallo, su pressione inglese, finisce per entrare in guerra contro gli Imperi Centrali, estendendo ulteriormente il conflitto fra le colonie africane.

La più risolutiva delle entrate in guerra sarà quella degli Stati Uniti nel 1917, a fianco dell’Intesa.

Perché l’Italia entra in guerra a fianco dell’Intesa?

In seguito allo scoppio del conflitto, il governo italiano guidato da Salandra avvia due trattative distinte. Da un lato una trattativa con l’Austria, per rimanere neutrale. Dall’altro una trattativa segreta con l’Intesa, per un intervento militare contro l’Austria. Se gli austriaci non sono però disposti a venire incontro alle richieste italiane, incentrate in particolare sulle terre irredente, le forze dell’Intesa promettono all’Italia il controllo delle terre irredente, di territori strategici sul mar Adriatico e nuove colonie. Questo accordo viene stipulato segretamente a Londra il 26 aprile 1915, con il sostegno del re Vittorio Emanuele III. In seguito, il 20 maggio, il Parlamento vota la dichiarazione di guerra all’Austria, che diventa effettiva il 24 maggio.

L’opinione pubblica italiana è favorevole all’entrata in guerra?

Gli italiani si dividono in due fronti, uno interventista, l’altro neutralista. In ognuno dei due fronti si ritrovano insieme gruppi politici e sociali molto diversi fra di loro e con aspirazioni e motivazioni diverse. A richiedere l’intervento sono liberali che vogliono far guadagnare all’Italia nuovi territori, nazionalisti che aspirano a un prestigio internazionale, democratici che vogliono completare il processo risorgimentale, rivoluzionari che vedono l’occasione per un grande rivolgimento sociale. Fra i neutralisti ritroviamo i liberali giolittiani che ritengono l’Italia impreparata al conflitto, socialisti che hanno una posizione internazionalista, cattolici che hanno una prospettiva pacifista. In generale i neutralisti rappresentano la maggioranza, sia nel Paese che in Parlamento, ma la mobilitazione degli interventisti sarà molto più efficace. Il più noto fra questi, lo scrittore Gabriele D’Annunzio, conierà l’espressione “radioso maggio” proprio per indicare le settimane del maggio 1915 che spingono l’Italia in guerra.

Qual è l’andamento che segue il conflitto?

Fra il 1914 e il 1916 non si assiste a nessuna novità bellica decisiva, con l’eccezione della caduta della Serbia nel 1915. Ogni altra offensiva volta a rompere l’equilibrio risulterà destinata all’insuccesso. Le principali fra queste sono:

-la battaglia di Gallipoli che inizia nell’aprile 1915, ovvero lo sbarco nello stretto dei Dardanelli dell’esercito dell’Intesa, con l’obiettivo di far crollare l’impero Ottomano

-le cosiddette “spallate sull’Isonzo”, ovvero una serie di offensive lanciate dall’esercito italiano sul fronte austriaco

-le battaglie di Verdun e della Somme che si combattono sul fronte occidentale nel 1916, la prima lanciata dai tedeschi, la seconda dall’Intesa in seguito al venire meno dello slancio germanico

-la battaglia dello Jutland, la più importante battaglia navale, combattuta nel mare del Nord fra inglesi e tedeschi

Ognuna di queste battaglie avrà un enorme impatto in termini di costi umani e materiali ma non produrrà nessun cambiamento significativo sul piano dell’avanzamento militare.

Quali sono i cambiamenti del 1917?

Il 1917 è segnato da due importanti novità. La rivoluzione che scoppia in Russia a marzo e che segna l’avvio del sempre minore impegno russo sul fronte bellico e l’entrata degli Stati Uniti nel conflitto in aprile.

Perché gli Stati Uniti entrano in guerra?

La popolazione statunitense era favorevole a mantenersi distante dal conflitto, ma nel 1917 la ripresa della guerra sottomarina indiscriminata da parte tedesca suscita una crescente indignazione che porta il presidente Wilson a impegnare militarmente il suo esercito.

Cosa si intende per guerra sottomarina indiscriminata?

Allo scoppio del conflitto, il Regno Unito impone un blocco navale nel mare del Nord per cercare di limitare l’arrivo di merci nei porti tedeschi. La Germania reagisce dichiarando il mare del Nord zona di guerra, utilizzando i suoi sottomarini per colpire le navi inglesi in maniera indiscriminata, ovvero sia navi militari che civili. Questo perché spesso le navi civili portano con sé merci destinate allo sforzo militare inglese. Nel 1915 i sottomarini tedeschi affondano il transatlantico Lusitana, che trasposta con sé diversi passeggeri statunitensi. L’incidente suscita la reazione americana, che spinge i tedeschi a porre fine alla guerra sottomarina indiscriminata, perlomeno fino alla sua ripresa nel 1917.

La guerra sottomarina indiscriminata è l’unico motivo dell’entrata in guerra americana?

Le ragioni americane sono più sostanziali. Wilson infatti è molto preoccupato all’idea che i cosiddetti imperi centrali possano vincere la guerra. Il motivo è che molte aziende e investitori americani hanno prestato fondi e risorse alle potenze dell’Intesa, e una loro sconfitta mette a rischio questi investimenti. Inoltre, nella prospettiva di Wilson, la vittoria di imperi fondati sull’autoritarismo e non sulla democrazia metterebbe a repentaglio più in generale l’ordine mondiale.

Cosa sono i 14 punti di Wilson?

Per giustificare questa sua posizione, nel 1918 Wilson presenta un documento articolato in 14 punti che presenta il progetto per un nuovo ordine mondiale fondato su pace e sviluppo. Wilson sostiene infatti che gli Usa non intervengono per ottenere delle conquiste territoriali, ma per creare le condizioni affinché non si replichino nuovi conflitti. Per assicurare la pace, nel suo documento Wilson individua alcuni punti essenziali:

1. L’autodeterminazione dei popoli

  1. Libertà dei commerci e della navigazione
  2. Creazione di un organismo sovranazionale in grado di risolvere le controversie sul piano diplomatico

Perché i tedeschi riprendono la guerra sottomarina indiscriminata nonostante la minaccia americana?

Secondo i tedeschi, nel 1917 si presentano le condizioni per volgere a proprio vantaggio il conflitto, specialmente grazie al crollo dell’impero zarista, che rende l’impegno sul fronte orientale meno gravoso. Da quel momento diventa decisivo accelerare le operazioni sul fronte occidentale, e la guerra sottomarina indiscriminata serve a questo scopo. I tedeschi sono preoccupati da un possibile intervento americano, ma sanno anche che gli americani hanno bisogno di tempo per organizzare il proprio esercito e la propria produzione industriale, mentre il conflitto in Europa può essere vinto prima. Il loro progetto sembra effettivamente concretizzarsi a cavallo fra 1917 e 1918. Impiegando le truppe disimpegnate dalla Russia, austriaci e tedeschi sfondano il fronte italiano a Caporetto e si infiltrano in profondità nel territorio italiano. Nel marzo 1918 i russi, pur di uscire dal conflitto, firmano la pace di Brest-Litovsk, una resa che concede ai tedeschi il controllo diretto e indiretto di vaste porzioni del proprio territorio. In seguito a questa pace, nuove truppe accorrono sul fronte occidentale e nuovamente inglesi e francesi sono spinti indietro.

Come cambia il conflitto nel 1918?

L’avanzata degli imperi centrali non riesce però a essere risolutiva. L’esercito italiano riesce a ricostituire un fronte sul fiume Piave, inglesi e francesi sulla Marna. Ad agosto l’Intesa, ormai supportata a pieno dagli americani, vince la battaglia di Amiens, e da lì inizia a spingere l’esercito tedesco sempre più indietro. Il 24 ottobre in Italia inizia la battaglia di Vittorio Veneto, che porta al crollo delle difese austriache.

Gli imperi centrali, ormai allo stremo delle proprie risorse, si arrendono uno dopo l’altro. L’ultima a cedere è la Germania, dopo che l’imperatore Guglielmo II va in esilio e lascia la guida del paese a un governo provvisorio. L’11 novembre il conflitto finisce definitivamente.

La prima guerra mondiale è stata definita una guerra totale. Perché?

Guerra totale vuol dire che il conflitto coinvolge la società e le risorse statali nella loro totalità.

La guerra del 1914-18 è definita così per una serie di motivi:

-per l’adozione di un sistema di reclutamenti obbligatori di massa, che portano al fronte milioni di soldati

-perché anche lontano dal fronte si avvertono le privazioni belliche, con la riduzione di viveri e materie di prima necessità all’interno delle città e delle campagne

-perché le stesse popolazioni civili sono colpite da violenze, a partire dall’invasione del Belgio

-per un forte coinvolgimento di chi rimane a casa, le donne innanzitutto, che nel corso del conflitto sono chiamate a sostituire gli uomini nei lavori in fabbrica, provocando una rottura dei rapporti di ruolo tradizionali

-per l’ampio utilizzo della propaganda, specialmente dopo che iniziano a subentrare malumore e disillusione, al fine di mantenere alto il morale delle truppe e del cosiddetto fronte interno, e viceversa un forte utilizzo della censura per evitare quelli che vengono chiamati atteggiamenti disfattisti

-per una conversione generale dell’economia a fini bellici: la produzione viene indirizzata verso obiettivi utili allo sforzo bellico, gli stati si impegnano in massicci debiti per finanziare la guerra

Un caso limite della “totalità” di questa guerra, e quindi del suo coinvolgimento anche delle masse civili, è il genocidio degli armeni, ovvero una popolazione cristiana all’interno dell’impero ottomano che, dopo essere stata oggetto di discriminazioni, nel corso della guerra viene percepita come una potenziale minaccia interna per la loro vicinanza con i russi. Gli armeni vengono così sottoposti ad una deportazione che acquisirà un carattere sistematico di eliminazione, i cui numeri sono tutt’ora incerti, ma comunque enormi.

Quali sono le conseguenze della Grande Guerra?

Sono molteplici:

-si assiste alla dissoluzione di quattro imperi (tedesco, austro-ungarico, russo e ottomano) e alla nascita di una serie di nuove nazioni

-la Germania esce umiliata dal conflitto, vedendosi imposte gravi perdite sul piano economico, militare e territoriale. Il risentimento, accompagnato ad una situazione economica instabile, aprirà la strada negli anni Trenta all’ascesa del nazismo

-la situazione economica e sociale è particolarmente instabile, producendo grandi rivolgimenti politici e sociali. Già nel corso della guerra, ad esempio, in Russia scoppia la rivoluzione comunista. Viceversa, nel dopoguerra, i problemi scatenati dal conflitto creeranno in Italia il terreno fertile per l’ascesa del fascismo

-sfruttando la dissoluzione dell’impero Ottomano, inglesi e francesi porranno sotto il proprio controllo una grande parte del Medio Oriente, creando un risentimento profondo nelle popolazioni locali che ambivano all’indipendenza nazionale

-in generale, nonostante la sostanziale espansione in Medio Oriente, il mondo europeo esce profondamente ridimensionato dalla Grande Guerra, a causa dell’enorme impatto economico, sociale e politico, mentre emergono come prima potenza mondiale gli Stati Uniti

-fallisce il progetto di Wilson di creare le basi per un mondo più stabile fondato su pace, interdipendenza e stabilità economica. In particolare fallisce il suo progetto di una Società delle Nazioni: sebbene l’organizzazione veda effettivamente la luce nel dopoguerra, si mostrerà incapace di essere in grado di perseguire i suoi obiettivi. A determinare il suo fallimento è anche la paradossale non adesione degli stessi Stati Uniti, che renderà la Società politicamente meno rilevante.


CONTINUA A NAVIGARE

CLICCA QUI PER I POST DI STORIA CONTEMPORANEA


CLICCA QUI PER TUTTI I VIDEO DI STORIA


Lascia un commento