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LA GERMANIA NEL PRIMO DOPOGUERRA

Nel 1918 il paese è devastato dalla sconfitta nella Prima Guerra Mondiale. L’imperatore Guglielmo II abdica e scappa in esilio. Un governo provvisorio deve firmare la una resa, e il successivo Trattato di Versailles impone condizioni durissime:

  • La Germania perde territori importanti
  • Le sue forze armate sono ridotte al minimo.
  • Deve pagare enormi riparazioni di guerra: 132 miliardi di marchi-oro.

Il risultato? Una Germania umiliata, in crisi economica e sociale. Nasce la Repubblica di Weimar, in cui i partiti principali sono socialdemocratici, cattolici e liberali.

La nuova costituzione, approvata a Weimar nel 1920, promette democrazia e diritti civili, ma non riesce a conquistare la fiducia dei cittadini alla democrazia. Si diffonde la “leggenda della pugnalata alla schiena,” una falsa teoria diffusa dai militari che accusa i politici di aver tradito il paese arrendendosi ai nemici e firmando il trattato di Versailles.

In questo contesto, gruppi estremisti iniziano a prendere piede: da un lato ci sono tentativi rivoluzionari, dall’altro i corpi franchi, gruppi armati di ex militari ultranazionalisti. Il governo non esita a usare i corpi franchi per bloccare nella violenza i tentativi insurrezionali.

LA NASCITA DEL PARTITO NAZISTA

Nel 1919 a Monaco di Baviera nasce il Partito dei Lavoratori Tedeschi, che nel 1920 cambia nome in Partito Nazionalsocialista Tedesco, o semplicemente Partito Nazista.

Che cosa propone? Un mix di idee ma senza un impianto programmatico chiaro, un mix fatto di:

  • Nazionalismo estremo.
  • Rifiuto della democrazia.
  • Anticapitalismo

I nazisti si dotano anche di una struttura paramilitare, le SA (ovvero Truppe d’assalto), anche note come “camicie brune.” Alle SA si aggiungerà un altro corpo nel 1925, le SS (ovvero Squadre di protezione), inizialmente pensate come forze di servizio d’ordine e guardia personale di Hitler e che sotto la guida di Himmler acquisteranno un crescente potere.

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hitler e il nazismo

Hitler entra in scena nel movimento nazista nel 1920. Hitler è nato nel 1889 in Austria da una famiglia piccolo-borghese. È un ardente nazionalista, sostenitore della superiorità della razza tedesca e ha maturato già durante la gioventù idee antisemite. Durante la guerra si è arruolato volontario con l’esercito tedesco e appartiene alla schiera di coloro che si sono sentiti traditi dal nuovo governo.

Hitler inizia a seguire il partito come informatore dell’esercito, ma aderisce presto alle idee propagandate e scopre di avere una grande capacità di parlare alla folla. Le sue parole infiammano gli animi e, nel 1921, diventa leader del partito.

Hitler non si limita alle parole, il suo obiettivo è la presa del potere. Nel 1923, in seguito alla crisi della Ruhr che genera nel Paese una gravissima crisi economica, organizza un colpo di stato a Monaco. Il tentativo fallisce, e Hitler finisce in carcere, anche se vi rimarrà solo un anno invece dei cinque previsti. È in carcere che Hitler scrive il Mein Kampf, un libro che diventa la base dell’ideologia nazista.

Le idee principali?

  • La visione di una gerarchia razziale fondata sulla supremazia della razza ariana
  • L’idea che lo stato è inferiore alla comunità di popolo, unita da sangue, lingua e terra.
  • L’antisemitismo
  • L’antibolscevismo.
  • Il “principio del Führer”: una società gerarchica con un capo assoluto
  • La necessità della conquista di uno spazio vitale a Est, strappando territori ai danni delle popolazioni slave

LA STRADA VERSO IL POTERE

Dopo il fallimento del colpo di stato, Hitler capisce che deve seguire la via parlamentare per arrivare al potere, pur senza rinunciare all’utilizzo della violenza.

Ma dopo la crisi della Ruhr la situazione tedesca migliora. Nel 1924 col piano Dawes vengono diluite le rate delle riparazioni belliche e attirati investimenti americani privati. Nel 1925 gli accordi di Locarno aprono la strada all’entrata della Germania nella Società delle nazioni e ad una stabilizzazione delle relazioni internazionali.

Così, il nazismo resta ai margini: nel 1928 ottiene solo il 2% dei voti alle elezioni parlamentari.

Tutto cambia con la crisi economica del 1929. La Grande Depressione colpisce duramente la Germania: inflazione, disoccupazione e miseria si diffondono. I partiti tradizionali perdono credibilità, e il messaggio di Hitler trova sempre più sostenitori.

Nel 1932 Hitler si candida alle elezioni presidenziali e arriva al ballottaggio contro Hindenburg, un conservatore ex comandante delle forze armate. Anche se Hitler perde, la sua figura guadagna ulteriore consenso.

Così, il partito nazista continua a crescere. Nelle elezioni parlamentari dello stesso anno ottiene il 37%, poi, quando dopo pochi mesi si torna a votare, il 33%.

Nel 1932, il Partito Nazista diventa dunque la prima forza politica in Germania e la frammentazione politica rende impossibile formare un governo senza il coinvolgimento nazista. Ed è qui che Hitler sfrutta abilmente il sistema democratico. Il 30 gennaio 1933, grazie a un accordo con le forze liberali di destra, viene nominato cancelliere a capo di un governo di coalizione. Così come il fascismo, il nazismo giunge al potere per via parlamentare.

Una figura centrale in questo processo è Franz von Papen, vicino al presidente Hindenburg e rappresentante dell’alta finanza e dell’industria. Von Papen crede che Hitler possa essere “controllato” dall’interno. Si rivelerà un errore fatale, simile a quello che in Italia aveva spianato la strada a Mussolini.

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LA NASCITA DELLA DITTATURA

Dopo la nomina a cancelliere, Hitler convoca nuove elezioni con l’obiettivo di ottenere la maggioranza assoluta.

In un clima di violenze, il 27 febbraio 1933, il Reichstag, il parlamento tedesco, viene incendiato. I nazisti accusano i comunisti e, con il pretesto di una presunta minaccia alla sicurezza nazionale, Hitler ottiene da Hindenburg la sospensione delle libertà fondamentali, come quella di espressione, di stampa e il diritto a un giusto processo. Gli oppositori politici vengono così perseguitati e costretti al silenzio.

Nelle elezioni che seguono, il Partito Nazista ottiene il 44% dei voti. Il 23 marzo 1933, con l’appoggio di altri partiti di centro e di destra, Hitler fa approvare la legge sui pieni poteri, che gli consente di governare senza il controllo del parlamento. Nel giro di pochi mesi la Germania viene trasformata in una dittatura:

  • Vengono sciolti tutti i partiti, tranne quello nazista.
  • Vengono eliminati i sindacati, sostituiti dal Fronte del Lavoro, un’unica organizzazione controllata dal nazismo.
  • Vengono abolite le autonomie regionali.

Eliminata ogni opposizione esterna e preso il pieno controllo del potere, nel 1934, Hitler elimina ogni residuo di opposizione interna. Nell’estate del 1934 ordina l’eliminazione delle SA guidate da Ernst Röhm, rassicurando l’esercito regolare. L’obiettivo di Röhm era infatti creare un nuovo esercito fondato sulle SA. Questa violenta azione passa alla storia come “Notte dei lunghi coltelli” (30 giugno – 1 luglio), nel corso della quale Hitler fa eliminare anche degli oppositori politici.

A inizio agosto, infine, dopo la morte di Hindenburg, assume la carica di presidente, unendola a quella di cancelliere. Ora Hitler è il leader assoluto della Germania e proclama la nascita del Terzo Reich.

Quello che dobbiamo chiederci ora è: che tipo di regime è quello creato da Hitler?

IL REGIME TOTALITARIO

IL POLICENTRISMO

In primo luogo, un aspetto interessante da sottolineare è il cosiddetto “policentrismo.” La gran parte degli storici ritiene infatti che nel regime nazista non esista un unico centro di potere, ma diversi organismi spesso in competizione tra loro. Per esempio:

  • La sicurezza è gestita sia dalla polizia regolare che dalle SS.
  • La giustizia vede affiancare ai tribunali statali un “tribunale del popolo” per i reati politici in mano alle SS.
  • L’economia è divisa tra il ministero tradizionale e un piano quadriennale gestito da Hermann Göring. Questa frammentazione è voluta dallo stesso Hitler, perché gli consente di mantenere il controllo finale come arbitro tra le varie fazioni.

LA POLITICA ECONOMICA


Sul piano economico, Hitler affronta la crisi che si apre nel 1929 con grandi opere pubbliche, come la costruzione delle autostrade, e una massiccia politica di riarmo. Questo sistema economico misto combina l’intervento statale con i profitti delle imprese private, preparandosi all’espansione militare. Attraverso ingenti investimenti pubblici Hitler riesce nell’obiettivo di rilanciare l’occupazione, sostanzialmente arrivando ad eliminare la disoccupazione.


L’IDEOLOGIA RAZZIALE

Il cuore del nazismo è l’ideologia razziale. Sin dal 1933, iniziano le persecuzioni contro ebrei, rom, testimoni di Geova e i cosiddetti asociali, ovvero coloro come disabili, malati mentali od omosessuali, che vengono ritenuti un corpo estraneo alla società.

Oltre alla reclusione di queste minoranze in campi di concentramento, vengono anche prese misure drastiche di eugenetica, con la sterilizzazione di alcune categorie o anche programmi di eutanasia, ovvero l’eliminazione stessa di migliaia di persone.

Al centro di questa politica discriminatoria vi è l’antisemitismo, che affonda le radici in un storico antigiudaismo.

Sin dalla presa del potere da parte nazista iniziano forme di discriminazione come il boicottaggio delle attività degli ebrei e poi la loro progressiva espulsione dagli impieghi pubblici e dalle professioni.

Il salto di qualità si ha nel 1935, con le leggi di Norimberga che annullano i diritti di cittadinanza e vietano i matrimoni misti fra ariani e non ariani.

Nel 1938 le persecuzioni antisemite vengono rilanciate in maniera prepotente, quando viene organizzata la Notte dei cristalli” (1938), una violenta campagna contro gli ebrei con devastazioni e arresti di massa.


LA PROPAGANDA

Aspetto fondamentale del nazismo è la costruzione del consenso attraverso la propaganda.
Joseph Goebbels, ministro della Propaganda, orchestra una macchina comunicativa senza precedenti. Radio, cinema e cinegiornali diventano strumenti per diffondere l’ideologia nazista. La propaganda raggiunge ogni casa tedesca, grazie alla distribuzione di radio a basso costo. Eventi come le Olimpiadi di Berlino del 1936 esaltano la grandezza del Terzo Reich. Al centro di questa propaganda vi sono i discorsi di Hitler e le spettacolari coreografie che vengono organizzate nelle adunate che li accompagnano.

Anche l’architettura diventa un simbolo della dittatura. Sotto la guida dell’architetto Albert Speer, furono costruiti imponenti edifici e strutture monumentali per rappresentare la potenza eterna del Terzo Reich.

La propaganda è accompagnata da azioni simboliche come il rogo dei libri nel maggio 1933, quando vengono bruciate opere di autori ebrei o comunque ritenuti degenerati, da Freud a Marx.


L’EDUCAZIONE GIOVANILE

L’opera di propaganda viene accompagnata da una riforma del sistema educativo. Dalla scuola e dall’università vengono eliminati gli insegnati ritenuti non conformi all’ideologia del regime. Discipline come storia, biologia e letteratura vengono riformate allo scopo di promuovere il mito della razza ariana.

Organizzazioni giovanili come la Gioventù Hitleriana (Hitlerjugend) e la Lega delle ragazze tedesche (Bund Deutscher Mädel) diventano obbligatorie per i giovani tedeschi. Attraverso queste strutture, il regime indottrina i bambini fin dalla tenera età, insegnando loro a venerare Hitler e a interiorizzare i valori nazisti. La propaganda in queste organizzazioni è spesso accompagnata da attività sportive, canti e marce, che rendono l’adesione alle idee del regime non solo obbligatoria, ma anche emotivamente coinvolgente.


IL SISTEMA REPRESSIVO

Con il nazismo si assiste dunque alla creazione di uno stato totalitario, in cui ogni aspetto della vita viene controllato dal regime. Questa costruzione è accompagnata dalla repressione di ogni forma di dissenso.

Strumenti di repressione sono:

-la polizia segreta di Stato, la Gestapo, una sezione delle SS in mano a Himmler, la quale non risponde del suo operato a nessuna autorità civile e può agire senza processi formali

-l’incoraggiamento alla delazione, attraverso una vasta rete di informatori e la pratica molto diffusa delle segnalazioni anonime

-la costruzione di campi di concentramento, il primo avviato a Dachau già nel 1933, con lo scopo di detenere gli oppositori politici e poi i vari gruppi sociali discriminati

Attraverso questi strumenti la capacità di smantellare ogni forma di dissenso risulta particolarmente efficace.

Le reti clandestine comunista e socialista vengono disintegrate con facilità.

Un movimento giovanile cattolico, la Rosa bianca, nel corso della guerra cerca di incitare la popolazione alla rivolta morale, ma il movimento è represso immediatamente e senza conseguenze.

Una potenziale forma di dissenso nei confronti del regime viene dalla classe dirigente tradizionale e dalle élites economiche, favorevoli sì all’espansione militare ma non sempre d’accordo con tempi e modalità. Questo dissenso prende forma però soltanto durante la guerra, quando nel 1944 viene organizzata una cospirazione per uccidere Hitler, che però fallisce.

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verso la seconda guerra mondiale

Sin dalla presa del potere Hitler si pone come obiettivo quello di rilanciare la potenza militare tedesca.

Già nel 1933 la Germania abbandona la Società delle nazioni e inizia una politica estera fondata sulla violazione delle clausole del trattato di Versailles.

In violazione a questo, infatti, viene reintrodotta la coscrizione obbligatoria nell’esercito e la regione della Renania viene rioccupata dalle forze militari.

Nell’ottica di avviare un’espansione militare, Hitler avvia poi una serie di iniziative diplomatiche che lo portano a dare vita all’asse Roma-Berlino con Mussolini (1936) e al patto Anticomintern, un’alleanza in funzione anticomunista con il Giappone e l’Italia (1937).

Nello stesso periodo Hitler organizza l’intervento militare in Spagna, in sostegno alle forze di Francisco Franco nella guerra civile.

Nel 1938 si assiste all’accelerazione definitiva nella crescita del pericolo tedesco. Il progetto è chiaro: portare tutte le popolazioni di lingua tedesca sotto il Reich e avviare la costruzione dello spazio vitale con l’espansione militare.

A marzo Hilter realizza un vecchio obiettivo, ovvero l’annessione dell’Austria, a settembre ottiene l’occupazione di una parte della Cecoslovacchia e poi il suo smembramento. Infine, il primo settembre 1939 inizia l’invasione della Polonia che spinge Inghilterra e Francia a dichiarare guerra alla Germania, segnando l’inizio della seconda guerra mondiale, che si concluderà solo sei anni dopo: per arrivare alla rovinosa caduta del nazismo il mondo dovrà così pagare un prezzo carissimo.


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