L’Illuminismo è il movimento culturale dominante del Settecento. Ha origine in Francia per poi espandersi nel resto d’Europa e rappresenta una profonda trasformazione del modo di pensare, poiché segna il momento in cui la cultura si libera dai dogmi del passato per fondare la società sulla riflessione consapevole e sulla trasformazione razionale della realtà. Per questo l’illuminismo è essenziale per spiegare la nascita dell’epoca moderna.
Il pensiero illuminista si sostiene su quattro principi fondamentali.
Il primo è la fiducia nella ragione, che è pensata come lo strumento primario per analizzare la realtà in modo autonomo, offrendo alla società un mezzo per liberarsi da superstizioni ed errori.
Il secondo è la fiducia nel progresso. L’Illuminismo esprime infatti la convinzione che la storia e le condizioni umane possano migliorare costantemente nel tempo grazie all’uso della ragione.
Il terzo è la fiducia nella scienza. Questa permette infatti una conoscenza basata sull’osservazione e sulla verifica, offrendo benefici pratici per il benessere della collettività.
Il quarto principio è il cosmopolitismo, ovvero il superare le barriere geografiche e culturali, considerando tutti gli uomini come parte di un’unica comunità globale guidata dagli stessi valori razionali.
La volontà di applicare la ragione alla vita pubblica ha portato gli illuministi a uno scontro diretto con la struttura sociale e politica del tempo – ovvero il clero e le istituzioni dell’Antico regime – in quanto l’obiettivo ultimo è costruire una società riformata e laica.
La Sfida dell’Illuminismo
Per superare le opposizioni che gli si sono poste davanti, gli illuministi hanno inventato nuovi modi per diffondere le proprie idee.
La trasmissione del pensiero illuminista è avvenuta attraverso due percorsi paralleli e complementari:
Da un lato un canale riservato, ovvero la massoneria, una rete di società segrete che permetteva la circolazione delle idee riformatrici al riparo dal controllo delle autorità.
Dall’altro il canale pubblico: accademie, salotti, caffè, che diventano luoghi di dibattito e confronto aperti alla discussione culturale.
Proprio dall’intreccio di questi spazi di discussione nasce un concetto fondamentale per l’età contemporanea: la nascita dell’opinione pubblica. Attraverso la scrittura di gazzette e pamphlet, gli illuministi hanno puntato a incanalare le riflessioni individuali in una dimensione collettiva capace di influenzare la società e la politica.
Il vertice della produzione scritta del movimento fu un’opera monumentale:
L’Enciclopedia di Diderot e d’Alembert
Quest’opera rappresenta la più grande sintesi del pensiero illuminista, capace di raccogliere l’intero sapere umano per strutturarlo secondo una vera e propria nuova impostazione del sapere, laica, scientifica e accessibile.
L’efficacia di questi strumenti di diffusione è stata resa possibile dall’azione di una nuova figura sociale: l’intellettuale moderno.
Questo è un pensatore che supera l’isolamento accademico e si definisce attraverso tre caratteristiche essenziali: il ruolo pubblico, ovvero l’assunzione consapevole di una funzione attiva nelle questioni civili e sociali; l’opera culturale, ovvero l’impiego dei propri scritti e delle proprie conoscenze per trasformare la società; la capacità polemica, ovvero l’attitudine critica a battersi aperto iure contro pregiudizi, ingiustizie e dogmi del passato.
Tra i principali protagonisti di questa stagione spiccano tre figure centrali, i cui contributi hanno segnato la storia del pensiero occidentale:
-Voltaire, il grande polemista, sostenitore dell’uso della cultura per la critica pubblica
-Montesquieu, il teorico della separazione dei poteri
-Rousseau, il creatore del concetto della sovranità popolare.
La loro opera, come quella degli altri intellettuali dei Lumi, sarà all’origine dei processi fondamentali della fine del Settecento, come la rivoluzione industriale inglese, la guerra di indipendenza americana e la rivoluzione francese.