Una vita senza ricerca non è degna per l’uomo di essere vissuta
Apologia di Socrate
Con Socrate abbiamo la prima definizione di una vita dedicata alla filosofia, in cui la conoscenza non è mai posta come un termine ultimo e definitivo, ma come una strada da percorrere fino alla morte
- LA VITA
- IL PROBLEMA DELLE FONTI
- LA RICERCA FILOSOFICA
- IL DIALOGO SOCRATICO
- IL PROCESSO
- LA MORTE
- CONCLUSIONE: SOCRATE E I SOFISTI
- PER APPROFONDIRE: VIDEO DIDATTICI
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LA VITA
Socrate nasce ad Atene intorno al 470 a.C. e si caratterizza come uno dei personaggi più singolari della città, dedicandosi ad una incessante ricerca filosofica fondata sull’interrogare e sul discutere, attirandosi l’ammirazione dei giovani delle famiglie aristocratiche della città, che lo seguono e lo venerano come maestro, e il crescente disprezzo di coloro che più sono colpiti dalla critica di Socrate ai valori e alle credenze tradizionali.
La vita di Socrate attraversa la fase più complessa dalla parabola di Atene, che da città dominatrice del mondo greco finisce per essere sconfitta da Sparta nelle Guerre del Peloponneso. Nel 406 a.C. Socrate si oppone alla proposta di processare i generali ateniesi vincitori della battaglia navale di Arginuse, ma accusati di non aver soccorso gli ateniesi caduti in mare. I generali saranno condannati a morte, ma l’opposizione di Socrate non verrà dimenticata. Nel 404 a.C., con Atene sconfitta definitivamente da Sparta la democrazia cade e si insedia il governo dei Trenta tiranni, guidato da un ex allievo di Socrate, Crizia. Il governo dura pochi mesi e si ritorna presto alla democrazia. Alla vecchia ostilità verso Socrate per il processo del 406 si somma l’odio per la sua vicinanza a Crizia, nonostante durante il suo governo Socrate si sia posto come un avversario politico. Queste dinamiche conducono nel 399 a.C. a imbastire un processo farsa contro Socrate che si concluderà con la sua condanna a morte.
IL PROBLEMA DELLE FONTI
Ricostruire direttamente il pensiero di questo personaggio così scomodo e originale non è semplice, perché Socrate rifiuta di mettere per iscritto le sue idee. Il motivo lo spiegherà il più celebre dei suoi allievi, Platone, che racconterà la scelta del maestro attraverso l’invenzione del mito di Teuth. In questo racconto Teuth è un dio egizio che inventa l’alfabeto. La sua invenzione è però rifiutata dal faraone che spiega che la scrittura porterà ad una falsa conoscenza, fondata sulla ripetizione delle idee altrui e sulla memorizzazione di nozioni, non sulla ricerca che può nascere solo dal dialogo incessante.
Così, quello che sappiamo di Socrate deriva da una serie di autori dell’epoca e in particolare da Platone, che nei suoi dialoghi mette in scena la figura di Socrate. Il problema dell’interpretazione però in parte resta: il personaggio creato da Platone riflette pienamente il pensiero di Socrate, oppure attraverso Socrate Platone esprime le sue idee?
I critici hanno affrontato la questione affermando che i dialoghi giovanili di Platone sono quelli più fedeli al pensiero di Socrate.
LA RICERCA FILOSOFICA
Il punto centrale intorno a cui ruota la figura filosofica di Socrate è il legame fra virtù, conoscenza e felicità.
Per virtù intendiamo la realizzazione di azioni giuste, il perseguire il bene morale.
Il bene morale a sua volta nasce dalla conoscenza. Socrate infatti ritiene che l’uomo compie il bene quando conosce in cosa il bene consiste; viceversa, le azioni immorali nascono dall’ignoranza.
Perseguire la virtù attraverso la conoscenza conduce alla felicità. Questo perché nella visione di Socrate la felicità consiste nel corrispondere alla propria natura. Dal momento che l’uomo è per natura un animale sociale, dice Socrate, il suo compito è vivere in comunità e contribuire al bene della comunità attraverso le proprie azioni. Dunque, se attraverso un’adeguata conoscenza di cosa sia il bene l’uomo si comporta in maniera virtuosa, realizza se stesso, la propria natura di animale sociale, e dunque può dirsi felice.
Per Socrate il bene non è definibile una volta per tutte. L’uomo, attraverso l’uso della ragione, deve di volta in volta domandarsi in cosa consista il bene. Socrate, da questo punto di vista, sostiene la capacità dell’uomo di arrivare attraverso la ragione ad una giusta comprensione del bene, controllando gli istinti che invece lo conducono verso il vizio. In questo senso, Socrate aderisce a tutta una tradizione valoriale riassunta nel motto “conosci te stesso”, che incita l’uomo a perseguire la moderazione, a comprende i limiti etici da non oltrepassare. Questa posizione è definita di razionalismo morale = ovvero l’azione morale è determinata dalla capacità della ragione di controllare gli istinti.
Nel fatto che il bene non sia definibile una volta per tutte e che la sua comprensione nasca dal domandarsi costantemente in cosa il bene consiste, vi è l’essenza di cosa Socrate intenda per conoscenza. La vera conoscenza non è mai dare per acquisita una certa verità, ma mettere ogni verità, ogni supposta conoscenza, sempre in discussione.
In questa strada per la conoscenza risiede l’essenza stessa della filosofia. Il sapiente, sostiene Socrate, è colui che sa di non sapere. Ovvero colui che è consapevole dei limiti della propria conoscenza ed è sempre intenzionato a mettere in dubbio quanto ritiene già acquisito. In questo porsi le domande per arrivare a conoscenze sempre più adeguate è dunque tracciata la strada per la verità e dunque la strada per il bene.
Rispetto ai sofisti che sono contemporanei di Socrate e che sostengono che non esistendo una verità definitiva ciò che conta è persuadere gli altri della validità della propria opinione, Socrate sostiene invece che è il mettere costantemente in discussione le proprie opinioni a condurre alla strada della verità
IL DIALOGO SOCRATICO
Secondo Socrate la verità è presente in ciascuno di noi. Il problema è che per arrivarci occorre un lavoro di scavo che passa da un esame incessante di quanto riteniamo giusto.
Per questo motivo Socrate mette a punto un metodo educativo che serve a portare alla luce la verità, la conoscenza più adeguata.
Questo metodo è detto dialogo socratico o dialogo maieutico.
Cerchiamo di capire in cosa consiste questo dialogo, facendo però prima due premesse:
1) Come dice il termine, il metodo si fonda sul dialogo fra due interlocutori. Questo primo elemento è già particolarmente significativo: Socrate non crede nella parola scritta, tanto che non scrive nessun’opera durante la sua vita, perché la scrittura fissa la verità una volta per tutte. La strada per la conoscenza è invece – dice Socrate – una strada sempre aperta, che si sviluppa attraverso il confronto fra più punti di vista.
2) Seconda premessa necessaria è che il dialogo socratico si fonda sulla presenza di un interlocutore che, attraverso le sue domande, aiuta il secondo interlocutore a far emergere la verità. Anche questo passaggio è significativo: il vero maestro, il vero sapiente, non è colui che possiede la verità e la trasmette all’altro, all’allievo. Piuttosto, è colui che si pone come supporto per indirizzare l’altro sulla strada della conoscenza.
Fatte queste premesse possiamo vedere i passaggi del metodo.
1) Il primo momento è quello dell’ironia = colui che guida il dialogo pone una serie di domande al suo interlocutore, cercando di capire quello che questi ritiene di sapere in merito a un certo tema. L’atteggiamento del maestro è quell’ironia nel senso che il maestro finge di essere d’accordo con l’interlocutore, di essere impressionato dalle sue conoscenze. Questa finzione serve però soltanto a far esprime appieno all’altro quanto questi ritiene di sapere in merito a un certo tema.
2) Il secondo momento è quello dell’esame = le verità che sono emerse vengono a questo punto sottoposte dal maestro a una serrata verifica, con lo scopo di analizzare se queste conoscenze sono solide oppure se poggiano su elementi contraddittori e su basi fragili. Scopo di questo esame è condurre l’interlocutore a rimettere in discussione la propria posizione fino a fare tabula rasa delle sue conoscenze.
3) Il terzo momento è quello maieutico = il termine maieutica si riferisce all’arte di far partorire. In questo passaggio del metodo, il maestro aiuta l’allievo a far emergere le verità che possiede dentro di sé, nello stesso modo in cui un’ostetrica aiuta una donna a partorire il proprio figlio. Anche in questo caso il sostegno passa dall’esame delle conoscenze che emergono, per analizzare se queste poggiano su basi solide.
Questo esame, altro elemento importante da sottolineare, si fonda su un metodo detto brachilogico. Ovvero si basa su domande secche, concise, che hanno come scopo di quello di produrre risposte sintetiche. La semplice domanda “che cosa è?” è la domanda essenziale del dialogo, perché ha la scopo di produrre nell’interlocutore una risposta concisa, che definisca l’oggetto di cui si parla attraverso definizioni quanto più essenziali possibili.
Con il metodo brachilogico, Socrate apre una strada alternativa a quella sofista. Per i sofisti il discorso ha lo scopo di persuadere, quindi bisogna attingere all’abilità oratoria, costruendo una retorica ricca e prolissa. Lo scopo del dialogo socratico è, viceversa, arrivare a una conoscenza essenziale, che sia valida in quanto tale, non grazie agli artifici retorici con cui viene presentata.
IL PROCESSO
Nel 399 a.C.., come abbiamo già visto, Socrate viene sottoposto a un processo. Le accuse principali sono due: aver introdotto in città nuove divinità e aver corrotto i giovani.
Nel corso del processo Socrate ricostruisce la sua esperienza filosofica ed esistenziale.
Racconta infatti che la sua ricerca inizia nel momento in cui arriva la sentenza dell’oracolo di Delfi, secondo cui Socrate è l’uomo più sapiente.
Socrate non comprende la natura di questa affermazione e inizia la sua ricerca, che lo porta a interrogare tutti gli uomini della città ritenuti dei sapienti. Questi dialoghi producono una delusione per Socrate: i presunti sapienti in realtà si rivelano ignoranti, nel senso che hanno la presunzione di sapere e avere delle certezze. Così a Socrate si rivela l’essenza vera della conoscenza che è quella di sapere di non sapere. È questa consapevolezza, dunque, a renderlo sapiente, proprio perché consapevole della sua ignoranza.
Allo stesso tempo, afferma poi Socrate, questa sete di conoscenza non può essere placata. Socrate sa che potrebbe evitare la morte rinunciando alla ricerca filosofica o accettando l’esilio, ma sostiene anche che la sua natura non può cambiare: è qui che il filosofo spiega di possedere una voce interiore, un demone, che lo spinge alla ricerca della virtù. Quello che vuol dire Socrate è che la ricerca della virtù non può essere abbandonata da chi vuol vivere una vita degna di essere vissuta.
LA MORTE
Il rapporto di Socrate con la ricerca della verità non si interrompe neanche di fronte alla morte. Nel dialogo Il Critone, Platone racconta che i suoi allievi predispongono un piano di fuga per mettere in salvo la vita del maestro, ma Socrate sdegnato risponde che la fuga equivarrebbe a sottrarsi all’applicazione delle leggi della città. Rinunciare a seguire le leggi, per quanto sbagliate esse siano, vorrebbe dire rinunciare alla propria natura di animale sociale, rinnegare ciò in cui si crede e quindi vivere una vita indegna. In questa maniera Socrate va serenamente incontro alla morte lasciando di sé il ritratto di una figura in cui filosofia e vita si intrecciano fino all’atto estremo.
L’ultimo momento dell’esistenza di Socrate viene raccontato da Platone in un altro dialogo, Il Fedone. È qui che Socrate sostiene che aver vissuto una vita virtuosa secondo ragione, fondata sul coltivare la filosofia, non ha nulla da temere dalla morte.
CONCLUSIONE: SOCRATE E I SOFISTI
Un’ultima questione da affrontare riguarda il confronto di Socrate con i sofisti. Socrate viene infatti presentato come oppositore dei sofisti suoi contemporanei, ma la questione è più complessa.
Con i sofisti Socrate condivide infatti diversi aspetti:
-l’attenzione filosofica rivolta alla natura umana
-la predisposizione all’arte della discussione
-il valore dell’educazione
-la messa in crisi dei valori tradizionali
-la mancata definizione di una morale assoluta
Rispetto ai sofisti le differenze sono però allo stesso tempo considerevoli:
-la discussione è pensata da Socrate come strumento di verità, non di persuasione
-l’educazione è pensata da Socrate come ricerca filosofica, non come servizio a pagamento
-la critica ai valori tradizionali e al sentimento morale comune non esclude mai la ricerca del bene. Per i sofisti infatti il concetto di virtù è legato alle varie abilità che si possono coltivare per avere successo nella vita pubblica, mentre per Socrate virtuoso è l’atteggiamento generale di chi si pone sulla strada filosofica della ricerca della verità.