Non è possibile, all’uomo, indagare né ciò che sa, ne ciò che non sa
Platone
Platone costruisce il primo compiuto sistema della storia della filosofia. Il suo pensiero parte da Socrate e ruota intorno alla domanda su come sia possibile realizzare la virtù. Intorno ad essa prende corpo una riflessione che indaga le strutture della conoscenza, dell’anima e della politica.
- LA VITA
- LE OPERE
- I MITI
- INTRODUZIONE AL PENSIERO
- IL MONDO DELLE IDEE
- ANIMA E CONOSCENZA
- LA DOTTRINA POLITICA
- IN CONCLUSIONE: IL SISTEMA PLATONICO E IL MITO DELLA CAVERNA
- PER APPROFONDIRE: VIDEOLEZIONI
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LA VITA
Platone, il cui vero nome è Aristocle, nasce fra il 428 e il 427 a.C. ad Atene in una famiglia aristocratica. Durante la gioventù entra nella cerchia degli allievi di Socrate.
Dopo la morte del suo maestro nel 399 a.C. inizia una serie di viaggi fra l’Oriente e la Magna Grecia. In Sicilia prova a diffondere le sue idee politiche ma entra in contrasto con il tiranno di Siracusa, Dioniso, e forse proprio per questo motivo viene reso schiavo.
Riscattato e liberato da un suo amico, Platone torna ad Atene dove nel 387 a.C. fonda l’Accademia, ovvero la sua scuola filosofica che si configura come una comunità in cui si vive e si pratica filosofia in maniera collettiva.
Negli anni successivi torna due volte a Siracusa, dove tenta di convertire alle sue idee politiche il nuovo tiranno della città, Dioniso il giovane. I suoi tentativi però falliscono e Platone torna in pianta stabile a vivere i suoi ultimi anni ad Atene, dove muore nel 348 a.C.
LE OPERE
Platone scrive la gran parte delle sue opere sotto forma di dialogo. La critica filologica ha suddiviso il suoi dialoghi in tre periodi corrispondenti a tre fasi diverse delle vita del filosofo: gioventù, maturità, vecchiaia.
I dialoghi del periodo giovanile sono anche detti socratici, in quanto più legati alla difesa della figura storica del maestro di Platone. Fra queste opere vi sono infatti:
–l’Apologia di Socrate: che narra le vicende del processo
-il Critone: che racconta il tentativo di fuga predisposto per liberare Socrate dal carcere
-il Menone: che mette a confronto Socrate con il sofista Menone intorno al tema della virtù e della sua conoscibilità
Nei dialoghi della maturità Platone definisce invece i punti focali del suo sistema filosofico. Fra le opere di questo periodo le principali sono:
-il Fedone: sul tema dell’immortalità dell’anima e sulla dottrina delle Idee
-il Fedro: sul tema dell’anima e dell’Eros come chiave per la conoscenza delle Idee
-il Simposio: sul tema dell’amore e della sua connessione con la conoscenza
-la Repubblica: opera politica in cui viene sviluppata la teoria dello stato ideale
Nei dialoghi della vecchiaia Platone torna a riflettere sui temi già affrontati, problematizzandoli e rileggendoli sotto nuove prospettive. Fra le opere principali di questa fase abbiamo:
-il Teeteto: dove viene teorizzata la maieutica socratica
-il Timeo: dove viene presentata la creazione del mondo naturale
-il Parmenide: dove viene problematizzata la dottrina delle Idee attraverso l’introduzione del concetto dei generi sommi
-le Leggi: in cui viene ripensata la dottrina politica e introdotto il tema del valore della legge scritta
I MITI
Nei suoi dialoghi Platone ricorre spesso alla creazione di miti. Attraverso questi racconti, Platone si propone di spiegare le sue teorie filosofiche in maniera metaforica, per facilitarne la comprensione.
Fra i miti principali della sua produzione vi sono:
-il mito della caverna nel dialogo la Repubblica: dove viene esposta la teoria della conoscenza delle Idee
-il mito della biga alata nel Fedro: con cui viene esposta la dottrina della tripartizione dell’anima
-il mito della nascita di Eros nel Simposio: con cui viene posto il tema del desiderio alla base dell’amore
-il mito del demiurgo nel Timeo: con cui viene spiegato come il mondo naturale venga plasmato a partire dalle Idee
INTRODUZIONE AL PENSIERO
Il problema da cui parte la riflessione filosofica di Platone è: come si raggiunge la virtù?
Il suo maestro, Socrate, aveva spiegato che la virtù è l’atteggiamento del sapiente. Il sapiente è colui che sa di non sapere e per questo mostra volontà di conoscere.
Platone riprende questo tema e spiega che il sapiente è il filosofo, ovvero colui che è mosso dalla sete di conoscenza. Il filosofo è infatti colui che è a metà strada fra gli dei, che sanno già tutto e quindi non sono interessati alla ricerca della conoscenza, e gli ignoranti, che pensano di sapere già tutto e quindi non cercano di conoscere.
Rimane però aperto un problema: se la ricerca della conoscenza è la virtù, qual è l’oggetto effettivo del conoscere? A cosa porta questa ricerca della conoscenza?
In Socrate questo problema rimane aperto, perché non si arriva mai a dare delle definizioni ultime e definitive. Per Platone si può invece arrivare a una conoscenza ultima, che sia in grado di produrre una morale valida universalmente.
Intorno a questo tema Platone sviluppa il suo sistema filosofico che poggia su tre temi fondamentali strettamente connessi fra di loro:
-il mondo delle idee
-la connessione fra anima e conoscenza
-la teoria politica
Andiamo a vederli.
IL MONDO DELLE IDEE
La teoria delle idee è il perno centrale del pensiero di Platone. Questa dottrina ruota intorno a una distinzione fra:
-il mondo sensibile (=il mondo naturale) in cui noi conosciamo le cose attraverso una percezione che nasce dai sensi
-il mondo delle idee che è un mondo intellegibile, ovvero in cui la conoscenza non avviene tramite sensi ma tramite intelletto
Cosa sono le idee
Per capire la differenza basta un esempio molto semplice. Pensiamo ad una serie di alberi che possiamo vedere per strada e che quindi conosciamo con i sensi. Questi alberi sono diversi fra di loro, ovvero sono singoli oggetti uno differente dall’altro, per quanto magari simili possano essere, eppure li identifichiamo sempre con un termine generico: “albero”.
Questo accade perché noi possediamo un’idea astratta, ovvero il concetto di albero.
Da un lato quindi abbiamo il mondo sensibile in cui ci appaiono tanti enti che vengono percepiti. Questi enti sono molteplici, mutevoli (in quanto possono cambiare nel tempo) e imperfetti (in quanto ognuno di essi è solo una rappresentazione particolare di un concetto universale che è l’idea).
Dall’altro lato abbiamo invece il mondo intellegibile delle idee. Queste sono definibili come enti immateriali (perché sono appunto astratti) ed eterni (perché non cambiano mai e la loro esistenza è valida a prescindere dalle diverse circostanze del mondo naturale). Queste idee vengono collocate da Platone in un luogo che chiama iperuranio, ovvero: “ciò che è oltre il cielo”. Platone vuole dunque dirci che queste idee sono al di là del mondo fisico, la loro validità è universale e non è soggetta al mutamento delle cose.
La classificazione delle idee
Queste idee sono ovviamente molte, basti pensare a tutte le idee universali e astratte che possediamo, e secondo Platone sono classificabili in tre grandi categorie:
- Le idee delle cose del mondo = come gli animali, le piante, gli oggetti, ecc…
- Le idee matematiche = figure geometriche, concetti matematici, ecc…
- Le idee di valore = concetti come l’amore, la giustizia, l’amicizia, ecc… Queste idee sono le più importanti nel sistema di classificazione platonico, in quanto vuol dire che valori morali che solitamente vengono ritenuti soggettivi, secondo Platone possono invece essere definiti in maniera universale Al vertice delle idee di valore vi è l’idea principale: è l’idea di bene. Per bene Platone intende la perfezione dell’ordine delle cose, quindi la verità nel suo senso più assoluto. In quanto tale, l’idea di bene è ciò che dunque rende conoscibili tutte le idee. In questo senso l’idea di bene dà unità alla molteplicità delle idee, nel senso che tutte le idee tendono al bene.
Il rapporto fra le idee e le cose del mondo
Data una prima definizione delle Idee dobbiamo porci un primo problema. Ovvero: che rapporto esiste fra le idee e le cose del mondo sensibile?
In una prima fase Platone risponde che esiste un rapporto fondato su tre concetti: imitazione, partecipazione, presenza.
Imitazione vuole dire = le cose del mondo cercano di imitare il modello perfetto delle idee, così come un pittore che dipinge un ritratto cerca di imitare una figura umana.
Partecipazione vuol dire = Le cose sensibili prendono parte all’esistenza di una certa idea. Esempio: un cerchio prende parte all’idea di circonferenza, ovvero è una sua espressione.
Presenza vuol dire = la realtà delle cose del mondo sensibile rende manifesta nella natura la presenza delle idee.
I generi sommi
In una seconda fase Platone rivede però questo impianto problematizzandolo. Questa rivistazione nasce da un confronto con le teorie del filosofo Parmenide. Se le idee e le cose sono in rapporto di imitazione, partecipazione e presenza, pensa Platone, allora vuol dire che l’unità si spezzetta in tante molteplicità. A questo punto emergerebbe però il problema posto da Parmenide, ovvero che l’essere o è o non è, dunque la molteplicità non è pensabile.
Platone supera questo problema sviluppando la teoria dei generi sommi. Per generi sommi Platone intende cinque macrocategorie che contengono tutte le idee. Questi generi sono:
-l’essere = il che vuol dire che ogni idea è
–l’identico = il che vuol dire che ogni idea è identica a sé stessa come A è uguale ad A
–il diverso = il che vuol dire che ogni idea è differente dalle altre, come A è diverso da B
–quiete = il che vuol dire che ogni idea è in rapporto con sé stessa
–movimento = il che vuol dire che ogni idea può essere in rapporto con un’altra idea (ad esempio l’idea di pesca è in rapporto con l’idea di pescatore)
Di questi generi, quello legato alla diversità permette a Platone di superare il problema di Parmenide e la netta separazione fra essere e niente, fra unità e molteplicità. Attraverso la categoria della diversità, Platone ci dice che un’Idea può essere sé stessa e non essere un’altra Idea. In questo senso l’essere non esclude il non essere. Così facendo Platone spiega l’essere in termine di possibilità. Questo vuol dire che: ogni idea è una delle possibili idee esistenti.
ANIMA E CONOSCENZA
La conoscenza come reminescenza
Posta la teoria delle idee a fondamento del suo sistema filosofico, Platone si pone un problema centrale a questo punto: come si giunge alla conoscenza delle Idee?
Per risolvere la questione Platone introduce il tema dell’anima.
Per capire il suo ragionamento dobbiamo partire da un presupposto: la conoscenze delle idee secondo Platone è innata, ovvero ci appartiene alla nascita. Platone arriva a questa teoria sostenendo che:
- non è possibile cercare di conoscere ciò che già sappiamo, perché appunto già possediamo la conoscenza
- Non è possibile cercare di conoscere qualcosa di completamente nuovo, perché in quel caso non ci porremmo il tema della sua esistenza e dunque della sua conoscibilità
La conclusione di questo ragionamento è che quando conosciamo non partiamo completamente da zero, già possediamo una forma di conoscenza.
La conseguenza di questa conclusione è che conoscere in realtà è ricordare, ovvero svelare qualcosa che già possediamo ma non ricordiamo. Platone chiama questo processo: reminescenza.
Ovviamente a questo punto si pone un problema: come facciamo a conoscere le idee sin dalla nascita e poterle poi ricordare in vita? La soluzione per Platone è che l’anima e il corpo sono separati: l’anima è precedente al corpo e conosce le idee. Quando si incarna in un corpo, secondo Platone, è come se dimenticasse la sua conoscenza, ma può poi ricordare, ovvero attivare il processo della reminescenza.
La separazione anima-corpo
Posto dunque che:
- la conoscenza è innata
- la conoscenza appartiene all’anima
- conoscere vuol dire ricordare
Si apre un altro tema: come è possibile attivare effettivamente il ricordo e quindi elevarsi dal mondo sensibile, in cui ci limitiamo a percepire ciò che abbiamo intorno, al mondo intellegibile delle Idee, ovvero a una conoscenza astratta e concettuale?
Anche qui occorre distinguere due fasi di sviluppo del pensiero platonico.
In una prima fase Platone riprende l’impostazione pitagorica della purificazione dell’anima. Il corpo infatti tende ad ancorarci al mondo sensibile attraverso bisogni e desideri, mentre l’anima deve sapere controllare questi istinti e queste passioni per elevarsi e dedicarsi alla conoscenza. Per farlo occorre appunto purificare l’anima dai bisogni materiali del corpo.
La tripartizione dell’anima
In una seconda fase Platone introduce due temi fra di loro connessi: la tripartizione dell’anima e l’amore per le Idee. Questi temi sono presentati nel dialogo il Fedro a partire dal mito della biga alata.
In questo mito l’anima è rappresentata metaforicamente da una biga alata. Questa si muove nell’iperuranio e quindi conosce le idee. La biga è guidata da un auriga che deve tenere in equilibrio due cavalli che vanno in direzioni opposte: un cavallo nero che spinge la biga in basso, un cavallo bianco che la spinge in alto. Quando l’auriga non riesce a tenere i cavalli in equilibrio la biga precipita a terra.
Quello che Platone ci vuol dire attraverso questo mito è che:
- l’anima è composta da tre parti, rappresentate dall’auriga e dai due cavalli
- il cavallo bianco è la parte passionale della nostra anima, la parte che ci spinge a combattere per valori come la giustizia; il cavallo nero è la parte concupiscibile, ovvero la parte che desidera le cose terrene, spinta dunque dai bisogni più materiali; l’auriga è la parte razionale dell’anima, che deve controllare istinti, passioni e desideri
- la caduta a terra della biga rappresenta l’incarnazione in un corpo
- tanto è più potente in noi la parte razionale dell’anima, tanto più la nostra anima ha conosciuto il mondo delle idee e quindi tanto più è spinta a ricordare
Conoscenza ed eros
Sempre nel Fedro, Platone connette la conoscenza delle idee all’amore, perché la prima spinta a ricercare di ricordare le idee è il bello, che ci mette in contatto diretto con l’idea di bellezza e, attraverso di essa, col mondo delle idee.
Questo legame fra amore, bellezza e verità è approfondito ulteriormente nel dialogo il Simposio in cui viene presentato il mito della nascita del dio Eros.
Secondo questo mito platonico, Eros è figlio di Penia e Poros. Penia rappresenta la povertà, questo vuol dire che trasmette al figlio il bisogno che nasce dalla mancanza. Poros rappresenta l’espediente, quindi la capacità di procurarsi ciò di cui abbiamo bisogno.
Mettendo insieme le due cose, Platone ci vuole dire che l’amore è il desiderio di ciò che ci manca e il tentativo di appropriarcene. La forma più elevata d’amore è quella per la conoscenza delle idee, il che è il bene che più ci manca.
La conclusione di Platone è che il sapiente è dunque il filosofo, ovvero colui la cui anima è dominata dalla parte razionale e che dunque più ama la conoscenza.
LA DOTTRINA POLITICA
Giustizia e virtù
Teoria delle idee e teorie dell’anima si connettono in Platone con una riflessione politica. Cerchiamo di capire perché.
Siamo partiti dal problema della virtù, ovvero la possibilità di realizzare il bene. Secondo Platone la virtù non si realizza individualmente, in quanto nessun uomo è autosufficiente, ma solo in una dimensione collettiva. In questo senso la virtù si realizza solo in uno stato, o in una polis, nell’ottica platonica, che opera in maniera giusta.
Per giustizia si intende la realizzazione del Bene. Così come il Bene è unificare il molteplice, la città ha il compito di rendere la molteplicità delle persone un unico stato: per farlo è necessario agire secondo giustizia, ovvero trovare la giusta armonia fra le singole parti.
In maniera più concreta, quello che ci vuol dire Platone è che una città è giusta quando i compiti che servono a far funzionare la comunità vengono svolti da chi è più adeguato.
Platone individua tre funzioni principali:
-la produzione di beni
-la difesa della città
-il governo
Questo vuol dire che dentro una città ci devono essere tre figure:
-i produttori
-i guerrieri
-i governanti
La Repubblica: la città ideale
Qui l’idea politica si connette ai temi dell’anima e delle idee. Le tre funzioni individuate da Platone devono essere infatti svolte da chi ha la migliore predisposizione naturale.
Seguendo la teoria della tripartizione dell’anima, Platone sostiene che:
-i produttori sono coloro in cui domina la parte concupiscibile dell’anima, in quanto sono guidati dai bisogni materiali e dall’egoismo
-i guerrieri sono coloro in cui domina la parte passionale dell’anima, perché devono mettere il proprio coraggio a disposizione della città
-i governanti sono coloro in cui domina la parte razionale, in quanto sono coloro che conoscono le idee e quindi possono realizzare la giustizia governando con sapienza
In pratica, Platone disegna uno stato ideale in cui la città è governata dai filosofi i quali devono controllare gli egoismi dei produttori e il coraggio dei guerrieri, così come l’anima razionale deve controllare le altre due parti dell’anima.
In questo stato solo i produttori possiedono delle proprietà private, in quanto sono necessarie a realizzare i beni di cui tutti hanno bisogno, mentre guerrieri e filosofi non possiedono né proprietà né famiglie, altrimenti verrebbero distolti dal loro compito per gli egoismi privati.
Le virtù che queste tre classi devono coltivare sono:
-la temperanza per i produttori, ovvero sviluppare la forza d’animo di non avere un ruolo politico o un potere decisionale
-il coraggio per i guerrieri, ovvero mettere la propria aggressività a difesa della città e non dell’egoismo privato
-la saggezza per i filosofi, che devono coltivare la conoscenza
In questa città ideale, secondo Platone si realizza la felicità individuale: ognuno rinuncia a qualcosa in vista di un bene superiore, di una comunità che opera in maniera giusta. La felicità individuale è dunque strettamente connessa alla felicità collettiva.
Per realizzare questa città, secondo Platone è essenziale la funzione dell’educazione. Sin dall’infanzia occorre individuare le attitudini innate dei singoli ed educarli per sviluppare le qualità necessarie per svolgere il proprio compito nella città. Una parte della Repubblica, l’opera che tratta questa teoria politica, è infatti dedicata all’educazione in particolare di filosofi e guerrieri, riprendendo di nuovo il tema della predisposizione naturale che segue la tripartizione dell’anima.
Questo modello di Stato viene presentato da Platone come l’unico in grado di produrre la piena giustizia. Rispetto a questo il filosofo presenta le possibili degenerazioni, comparando la città ideale ad altri modelli di Stato:
–Timocrazia = forma di governo fondata sul senso dell’onore, in cui quindi i governanti sono i più coraggiosi, ovvero i guerrieri, e non i sapienti
–Oligarchia = forma di governo in cui il potere è attribuito a un’élite aristocratica sulla base del reddito, non della virtù
–Democrazia = è il governo di tutti i cittadini, quindi quello in cui le decisioni vengono assunte dalle masse che sono guidate dagli istinti e non dalla ragione
–Tirannide = è il governo di uno solo che prende le decisioni in base al suo interesse privato. Questo governo è in assoluto il peggiore perché è quello che meno persegue la felicità collettiva
Le Leggi: la città di Magnesia
Per concludere il discorso politico di Platone, dobbiamo segnalare che anche in quest’ambito del suo pensiero vi è un’evoluzione.
In un’opera della vecchiaia, le Leggi, Platone presenta un modello di città più realizzabile del governo dei filosofi, considerato troppo utopico.
In quest’opera Platone presenta una città, dal nome Magnesia, in cui, rispetto a quanto descritto nella Repubblica:
-i filosofi hanno il compito di scrivere le leggi fondamentali della città, non di governarla
-non esiste più una rigida ripartizione fra classi: tutti partecipano a tutte le attività produttive e politiche, viene quindi reintrodotta la proprietà privata per tutti
-l’educazione politica non è più riservata solo ai filosofi, tutti devono possedere un’educazione pratica, fisica e teorica
Il cuore di quest’ultimo scritto platonico è che se nella realtà nessuno accetterebbe di vivere in una città in cui tutto il potere è nelle mani dei filosofi, questi hanno il compito di scrivere quelle leggi che assicurino la convivenza civile dentro uno stato.
IN CONCLUSIONE: IL SISTEMA PLATONICO E IL MITO DELLA CAVERNA
Da quanto visto possiamo sostenere che quello platonico è un sistema filosofico dualistico, verticale e metafisico:
- dualistico perché esistono due gradi della conoscenza. Da un lato le verità relative – che nascono dall’esperienza -, dall’altro le verità assolute – che nascono dalla conoscenza delle idee. La conoscenza che deriva dall’esperienza è in sé imperfetta, ma è tanto più adeguata quanto più quell’esperienza particolare ci avvicina all’idea assoluta
2) verticale perché idee e cose sensibili hanno gradi di validità diversi. :In cima a questo sistema vi sono le idee, che rappresentano l’essere. Platone definisce la conoscenza delle idee come episteme, ovvero una conoscenza che trova su di sé il pieno fondamento. Alla conoscenza delle idee, che a questo punto possiamo definire conoscenza epistemologica dell’essere, si giunge tramite il logos, cioè la ragione. A un livello più basso vi è la natura, che rappresenta il mutevole, la cui conoscenza è imperfetta, in quanto deriva dalla doxa, ovvero dall’opinione
3) metafisico perché presuppone l’esistenza di qualcosa al di là dell’esperienza nella natura. Le idee, infatti, sono enti metafisici, cioè esistono al di là della natura, del mondo fisico.
Tutti questi aspetti sono riassunti nel più celebre mito platonico, quello della caverna, narrato nella Repubblica.
La caverna, con il suo buio, rappresenta il mondo che conosciamo attraverso i sensi, che produce dunque una conoscenza limitata. L’uscita dalla caverna porta al mondo esterno, il mondo illuminato, che rappresenta la vera conoscenza delle idee. A illuminare il mondo è il Sole, che nella metafora del mito rappresenta il Bene, ovvero l’idea che rende possibile conoscere tutte le idee.
Uscire dalla caverna è presentato da Platone come un percorso faticoso, in quanto vuol dire lasciare la strada della conoscenza che nasce dai sensi e abituarsi a ragionare su un piano più elevato. A compiere questo percorso è il filosofo, colui che si libera dalle catene che lo tengono inchiodato dentro la caverna. Il problema, per il filosofo, è che il suo compito è quello di tornare dentro la caverna ed educare gli altri alla conoscenza delle idee – svolgere così la sua funzione politica – ma il ritorno è pericoloso, in quanto chi non è spinto alla ricerca della conoscenza si rifiuterebbe di seguire lo stesso percorso di ascesa verso le idee. Il rischio è quello corso da Socrate, che per portare la conoscenza produce l’ostilità dei suoi concittadini e viene condannato a morte.
Un pensiero riguardo “Platone: vita, opere e pensiero del fondatore dell’Accademia”