Nel terzo secolo dopo Cristo l’Impero Romano venne travolto da una profonda crisi. Le cause di questa erano fondamentalmente tre: economica, demografica, militare. La crisi economica era determinata dalle continue guerre civili che bloccavano i commerci e svuotavano le casse dello Stato, costringendo gli imperatori a svalutare la moneta e causando un’inflazione fortissima. Quella demografica da terribili epidemie che fecero crollare la popolazione, riducendo sia le braccia per il lavoro sia le entrate delle tasse. Crisi militare voleva dire invece che i confini erano continuamente minacciati dalle tribù germaniche a nord e dal nuovo e potente Impero sasanide a est.
A riorganizzare le fondamenta dello Stato ci pensò l’imperatore Diocleziano, che introdusse una grande riforma politica chiamata tetrarchia. Tetrarchia significa governo dei quattro: il potere veniva diviso tra due imperatori principali, detti Augusti, e due successori designati, detti Cesari. Questo sistema serviva a garantire due cose: la difesa capillare di un territorio troppo vasto e una successione al trono pacifica senza guerre civili. La tetrarchia però funzionò solo finché Diocleziano rimase al potere. Alla sua abdicazione scoppiarono nuovi scontri da cui uscì vincitore Costantino. Costantino prese due decisioni dal valore epocale: l’Editto di Milano del 313 e la fondazione di Costantinopoli nel 330. L’Editto di Milano voleva dire concedere la piena libertà di culto ai cristiani, integrando la Chiesa nello Stato. La fondazione di Costantinopoli voleva dire spostare la capitale sul Bosforo, prendendo atto che il vero cuore economico e demografico dell’Impero era ormai l’Oriente.
La spaccatura definitiva avvenne nel 395 dopo Cristo, alla morte dell’imperatore Teodosio, quando l’Impero venne diviso tra i suoi due figli in due entità distinte: l’Impero d’Oriente e l’Impero d’Occidente. L’Oriente era ricco e popolato; l’Occidente era invece impoverito e sottoposto a una pressione militare insostenibile. Per proteggere i confini, l’Occidente ricorse sempre di più ai federati, cioè soldati e popolazioni germaniche arruolate nell’esercito romano. Questo portò alla progressiva barbarizzazione dell’esercito, un fenomeno che assicurava truppe nell’immediato ma che trasferiva il potere reale nelle mani dei generali germanici. Il punto di arrivo di questo processo fu il 476 dopo Cristo, quando il generale barbarico Odoacre depose l’ultimo imperatore d’Occidente, Romolo Augustolo. Odoacre non si proclamò imperatore ma inviò le insegne a Costantinopoli: il 476 è quindi una data simbolica che formalizza un potere imperiale d’Occidente che nei fatti era già svanito da tempo.
A spingere le popolazioni germaniche a varcare in massa i confini romani fu l’arrivo degli Unni dall’Asia centrale. Non si trattò di un’invasione improvvisa, ma di un lungo processo di migrazione, integrazione e scontro. Da questo incontro nacquero i cosiddetti regni romano-barbarici, entità politiche caratterizzate da una struttura del tutto nuova: la convivenza di due popoli distinti sotto lo stesso re. Per regolare questa convivenza si adottò il principio della personalità del diritto. Il che voleva dire che le leggi non si applicavano a seconda del territorio, ma in base all’origine etnica del singolo individuo: un romano veniva giudicato secondo le leggi romane, un germano secondo le consuetudini germaniche. Un elemento di unione fu la religione perché i germani un po’ alla volta aderirono al cristianesimo. Ma fu anche un elemento di divisione perché la gran parte dei germani aderì alla fede ariana, considerata un’eresia dai romani cattolici. Un’eccezione fondamentale fu quella dei Franchi: il loro re Clodoveo si convertì direttamente al cattolicesimo nel 496, stringendo una fortissima e duratura alleanza con la Chiesa di Roma.
Il potere all’interno di questi nuovi regni era strutturalmente frammentato e fragile. Le basi del potere regio germanico erano tre: il carisma personale, la vittoria militare e la redistribuzione della ricchezza. Questo voleva dire che il re manteneva la guida finché dimostrava forza sul campo di battaglia ed era in grado di donare terre e bottini ai propri guerrieri per assicurarsene la fedeltà. Senza una burocrazia e senza un prelievo fiscale organizzato come quello romano, il potere regio tendeva inevitabilmente a scivolare quindi verso i grandi aristocratici locali.
Anche l’ambito della giustizia subì una trasformazione profonda nel confronto tra diritto romano e diritto germanico. Le caratteristiche del diritto romano erano tre: era un diritto scritto, incentrato sull’individuo e basato sul giudizio di tribunali pubblici. Diritto scritto voleva dire che le leggi erano codificate e pubbliche; incentrato sull’individuo voleva dire che la responsabilità legale era del singolo cittadino; giudizio di tribunali pubblici voleva dire che lo Stato applicava la legge imparzialmente, almeno teoricamente. Al contrario, le caratteristiche del diritto germanico erano: la consuetudine orale, la centralità del clan familiare e l’uso della faida. Consuetudine orale voleva dire che le norme si tramandavano a voce; centralità del clan familiare voleva dire che il soggetto del diritto era l’intera famiglia; faida voleva dire che il torto si vendicava con la violenza privata, Con il tempo, queste consuetudini vennero raccolte per iscritto in latino nei codici di leggi barbariche.
Infine, la struttura sociale dell’Europa occidentale subì una lenta fusione tra due élite del tutto diverse: l’aristocrazia senatoria romana e l’aristocrazia guerriera germanica. L’élite romana si basava sulla grande proprietà terriera e sul prestigio della cultura letteraria; l’élite germanica si basava sulla forza delle armi e sul controllo dei bottini di guerra. Dall’unione di questi due mondi nacque una nuova classe dirigente ibrida, che univa il possesso della terra alla valorizzazione delle virtù militari. I proprietari romani offrirono le loro competenze amministrative, mentre i guerrieri germanici divennero latifondisti. Il segno più evidente di questa integrazione fu la lingua: dal latino parlato popolare, influenzato dai termini germanici legati alla guerra e alla vita quotidiana, nacquero progressivamente le nuove lingue romanze come l’italiano e il francese.
Si chiudeva così il mondo antico e prendeva forma la nuova civiltà dell’Europa medievale.