Il punto di partenza della filosofia di Hegel è che la realtà non è un insieme di oggetti isolati e fermi nel tempo. Questo significa che una pietra, una persona o un’istituzione non hanno alcun senso se presi da soli. La realtà è piuttosto un unico, immenso organismo vivente in cui tutto è collegato. Hegel chiama questo organismi con termini come Assoluto, Idea o Spirito.
Da qui deriva il primo concetto fondamentale della sua filosofia: il rapporto tra Finito e Infinito. Questo significa che le singole cose finite non esistono da sole, ma sono singole parti dell’Infinito. Allo stesso tempo, l’Infinito non è un Dio separato dal mondo, ma coincide con la totalità delle cose messe insieme. Vuol dire che il finito si spiega solo dentro l’infinito, e l’infinito ha a sua volta bisogno delle cose finite per potersi mostrare.
A questo si lega il secondo principio fondamentale, riassunto nella frase: ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale. La premessa per comprenderla è che il mondo e la storia seguono una logica profonda. Questo significa che la realtà non è guidata dal caos o dal caso. Di conseguenza, ogni cosa che esiste ha un suo senso preciso, e ciò che è razionale – ad esempio la libertà – è destinato a realizzarsi nella storia. Questo vuol dire anche che i momenti più dolorosi non sono errori casuali, ma tappe necessarie attraverso cui la realtà sviluppa la propria razionalità. L’effetto di questa visione è che l’Assoluto cresce e cambia nel tempo, proprio come un bambino che attraversa le difficoltà della vita per diventare un adulto consapevole.
Ma come si trasforma effettivamente questa realtà? Per Hegel la realtà non sta mai ferma, ma è…dialettica. Siamo così al terzo concetto fondamentale. Dialettica significa che il motore di ogni cambiamento è lo scontro tra gli opposti: senza contrasto non c’è crescita. Questo processo segue tre passaggi obbligati.
Il primo momento è detto “astratto”: è la situazione iniziale, isolata dal resto. Per fare un esempio: l’età infantile, quando il bambino vive protetto dall’esterno. Si passa poi al secondo momento, quello della “negazione”, che rappresenta la crisi necessaria: l’adolescenza, nel nostro caso, quando si nega l’autorità dei genitori. Infine si arriva al terzo momento, che è il superamento del conflitto. Hegel lo chiama momento “positivo-razionale”, e usa la parola tedesca Aufhebung, che significa “superare conservando”. Questo significa che il processo si chiude eliminando lo scontro, ma tenendo buono tutto ciò che c’era di valido prima, portando la realtà a un livello più alto. Per rimanere nell’esempio: è l’età adulta in cui i conflitti sono superati dalla maturità, che però è l’esito stesso di quei conflitti.
L’andamento dialettico si vede nella storia stessa. Una società autoritaria va incontro alla sua negazione con una rottura rivoluzionaria, e infine si arriva allo Stato moderno che mantiene l’ordine ma vi aggiunge la libertà. L’esito dell’intero processo storico è per Hegel lo Stato etico, ovvero lo Stato in cui il cittadino riconosce la comunità e i suoi valori come fondamentali nelle regole e nelle istituzioni l’espressione stessa della propria libertà e dei propri valori comunitari.
L’espressione massima del divenire della realtà è però quello che Hegel definisce Spirito Assoluto. Lo Spirito Assoluto è il momento in cui lo Spirito acquisisce la piena coscienza di sé attraverso tre stadi: l’Arte, che esprime l’Assoluto attraverso forme sensibili; la Religione, che lo racconta con i miti e la fede; e infine la Filosofia, che la comprende nella forma pura del pensiero razionale.
Questo significa anche che la Filosofia ha un compito ben preciso: comprendere la realtà nel suo effettivo svolgimento. Vuol dire che la filosofia non inventa il mondo e non dice come “dovrebbe” essere, ma arriva alla fine del percorso per leggere la storia, unire tutti i pezzi e mostrare il senso profondo di ciò che è accaduto. Nella Filosofia è l’Assoluto stesso che guarda indietro, capisce il proprio viaggio e chiude il cerchio. L’effetto finale è che la realtà, partita come materia inerte e passata attraverso secoli di crisi e trasformazioni, giunge infine a capirsi totalmente, riconoscendosi come un’unica, grande e razionale architettura di libertà.