Friedrich Nietzsche vive nella seconda metà dell’Ottocento, nel trionfo del Positivismo e della Seconda Rivoluzione Industriale. È il periodo in cui la borghesia celebra il progresso scientifico e tecnologico, convinta che la scienza possa spiegare il mondo e che l’umanità sia destinata a un futuro sempre migliore.
Nietzsche mette radicalmente in discussione questo ottimismo e vuole svelare cosa si nasconde dietro le certezze della società moderna.
Il filosofo tedesco è quindi mosso da tre profonde convinzioni: primo, che la società si sta ingannando; secondo, che la civiltà occidentale sta per crollare; terzo, che serve una filosofia del tutto nuova. È quella che definisce: filosofia del martello. Il martello è lo strumento con cui il filosofo mette alla prova le certezze della tradizione, ne smaschera le contraddizioni e abbatte i valori che per secoli sono stati considerati indiscutibili.
Ma quali sono gli inganni che bisogna svelare? Il primo è la metafisica. Da secoli, la filosofia occidentale sostiene che, al di là del mondo in cui viviamo, esista una realtà superiore, eterna e immutabile, considerata più vera e più importante della realtà terrena. Secondo Nietzsche, questa convinzione ha avuto conseguenze profonde: l’uomo ha imparato a svalutare la vita concreta per rivolgere lo sguardo verso un presunto mondo superiore.
Il secondo bersaglio è la morale tradizionale. Questa è fondata su valori come l’obbedienza e che è l’uguaglianza. Nietzsche la definisce la morale della rinuncia e sostiene che essa è prodotta dalle masse degli uomini deboli che hanno rinunciato ad affermare la propria volontà.
Nietzsche usa il metodo genealogico per svelare l’inganno della metafisica e della morale tradizionale. La genealogia consiste nel ricostruire l’origine dei valori superiori e delle convinzioni morali: invece di chiedersi se un valore sia giusto o sbagliato, Nietzsche si domanda come sia nato, quali bisogni lo abbiano prodotto e quali interessi abbia finito per servire.
In questo modo, ciò che sembrava provenire da un ordine superiore si rivela il risultato di processi storici e umani.
Il terzo pilastro da abbattere è poi l’idea che la storia abbia un senso prestabilito, una direzione già scritta. Quello che Nietzsche definisce storicismo, ovvero l’idea che esistano leggi quindi che determino il corso della storia.
La quarta menzogna con cui la cultura occidentale deve fare i conti è aver costruito l’immagine dell’uomo come un essere razionale, capace di sopprimere i propri istinti e le proprie passioni. Ma l’uomo ha impulsi vitalistici che vanno recuperati e valorizzati, che non vanno soppressi.
Infine, Nietzsche si scaglia contro la nuova religione, la scienza. O meglio ancora: nella fiducia che è riposta nella scienza. Contro la prospettiva che la scienza sia in grado di determinare ogni aspetto della realtà, Nietzsche afferma: non esistono fatti, ma interpretazioni. Questo vuol dire che il mondo non può essere ridotto ad una sola verità.
Un passo dopo l’altro, la filosofia del martello conduce così alla distruzione di tutti i valori, all’idea che vi sia un ordine superiore, che la storia abbia un senso e che esistano delle certezze. Filosoficamente questa posizione si definisce: nichilismo.
Il nichilismo può generare angoscia, smarrimento, perdita di una prospettiva. Ma questo non è un punto di arrivo. Secondo Nietzsche è proprio grazie al nichilismo che la civiltà occidentale può interrompere il suo declino. L’uomo, liberato dal peso della metafisica e della morale, deve assumersi la responsabilità del proprio destino e delle proprie scelte. Dalla distruzione del martello si deve così passare alla creazione di un mondo in cui l’individuo plasma i propri valori, afferma la vita invece che negarla. È il salto verso quello che Nietzsche definisce: Oltreuomo.